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Alluce
Valgo

Alluce
valgo: una deformità che con il passare del tempo peggiora.
Fino a raggiungere, in certi casi ignorati troppo a lungo,
aspetti che sembra impossibile correggere. Un recente tecnica
messa a punto proprio per queste situazioni è invece in grado
di correggere in modo definitivo anche le deviazioni più pronunciate.
Anche quando l'alluce devia verso le altre dita incrociandosi
con il secondo, a sua volta ripiegato e rattrappito come un
artiglio, mentre alla sua base si sviluppa una sporgenza rossa,
gonfia e dolente. Tanto che le comuni calzature non possono
essere indossate a meno di non ricorrere a scarpe di almeno
due numeri più grandi. La tecnica chirurgica capace di correggere
anche situazioni così avanzate si chiama Scarf , un nome preso
a prestito dal linguaggio tecnico dell'edilizia, significa
giunto. Il metatarso infatti viene diviso in due parti, coretto
e aggiuntato. Il dito si riallinea rispetto al piede e la sporgenza,
la meglio nota patata, rientra. Nessuna parte del dito viene
asportata o segata via e l'articolazione viene conservata in
tutte le sue parti.
Non
solo: la particolare geometria dei tagli che vengono praticati
nell'osso del metatarso garantiscono immediata stabilità alla
correzione anche sotto carico. Per questo motivo, il piede
operato, può essere appoggiato a terra senza timore per muovere
i primi passi, anche a poche ore dall'intervento. Si tratta
di una tecnica ben collaudata, in Italia viene praticata in
modo sempre più diffuso da quasi dieci anni, che tuttavia ha
indicazioni precise. In altre parole anche se è una tecnica
molto valida, non è indicata in tutti i casi di alluce valgo.
Il chirurgo infatti ha a disposizione almeno altre tre , quattro
tecniche di correzione altrettanto valide. Sceglie una di queste
in base alla gravità della deformità e alla coesistenza di
altri problemi del dito e del piede: dita a martello, rigidità dell'alluce,
pronazione del piede e cedimento della volta trasversale anteriore
del piede.
Per
garantire un buon risultato devono tuttavia essere di ultima
generazione. Superate le tecniche che si limitano alla sola
asportazione della escrescenza dolente, criticate quelle che
correggono la falange dell'alluce o che peggio ne asportano
la base rendendo il dito più corto e l'articolazione artrosica.
Oggi il chirurgo del piede corregge il metatarso, il lungo
osso del piede che si articola con la base del dito e ne permette
il movimento. E' il primo elemento a deviare e ad avviare la
deformazione in valgo dell'alluce. Di qui la moderna chirurgia
del piede che ha sviluppato le tecniche triplanari per correggere
il metatarso e riallineralo, spostandolo, se necessario, nelle
tre direzioni dello spazio.
Tra
queste la Scarf. Le radiografie del piede e una accurata visita
specialistica stabiliscono se l'alluce valgo è un sicuro candidato
a questa tecnica o ad un altro tipo di correzione.Ben note
le protesi articolari di anca e ginocchio, quasi sconosciute
quelle per l'alluce. Si tratta di parti metalliche che possono
essere impiantate con un intervento dal chirurgo per sostituire
l'articolazione metatarso-falangea, quella che articola il
dito con il resto del piede. Le indicazioni sono molto precise:
l'articolazione completamente artrosica e fortemente dolente
non può essere salvata con altri tipi di intervento, meno invasivi
e richiede l'artrodesi. Si tratta, quest'ultima soluzione,
della soppressione chirurgica dell'articolazione, bloccata
in modo definitivo unendo tra loro le due parti artrosiche.
Se il paziente rifiuta questo intervento, che ha un ottimo
risultato sulla risoluzione del dolore, ma che sopprime il
movimento di flesso estensione dell'alluce, può essere proposto
l'intervento di protesizzazione.
Tanta
cautela nel selezionare i casi idonei nasce dai risultati a
lungo termine di questa moderna chirurgia. Nonostante l'esperienza
acquisita negli ultimi dieci anni, il miglioramento dei materiali
e del disegno dell'impianto, la protesi ha una percentuale
di ottimi risultati in 16 casi su 22 secondo una recente casistica.
Questo dato valido a quattro anni di distanza dall'intervento
con il passare del tempo tende a peggiorare ulteriormente.
Si tratta quindi di un intervento di ultima scelta, quando
tutte le altre opzioni chirurgiche non possono garantire buoni
risultati e il paziente non accetta la limitazione funzionale
della artrodesi .
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