Lo spray che ferma il sangue
Sono soprattutto i pazienti che si devono sottoporre ad un intervento di chirurgia protesica, di anca e ginocchio, a trarre maggiore beneficio da questa opportunità di trattamento

Uno spray per arrestare il sanguinamento. Questa la novità in chirurgia ortopedica, emersa al recente congresso nazionale di ortopedia che si è appena concluso a Roma. Sono soprattutto i pazienti che si devono sottoporre ad un intervento di chirurgia protesica, di anca e ginocchio, a trarre maggiore beneficio da questa opportunità di trattamento. Lo spray viene nebulizzato al termine dell’intervento e prima di ricucire la breccia chirurgica, direttamente sui tessuti che sono stati tagliati: muscoli, tendini e osso. Non appena il prodotto entra in contatto con le superfici, solidifica formando una pellicola trasparente che sigilla capillari e arteriole e impedendone il sanguinamento. Il trattamento è naturale e innocuo perchè riproduce e potenzia la intrinseca capacità che ha il sangue di coagulare. La ricerca a questo scopo ha infatti isolato alcuni componenti essenziali della coagulazione che se restano separati sono in forma liquida,ma se vengono in contatto tra loro solidificano immediatamente.

Di qui il trattamento locale sulle superfici che hanno un potenziale rischio di sanguinamento post-operatorio con uno strumento formato da due contenitori separati, uno contenente trombina e cloruro di calcio, l’altro acido tranexanico e fibrinogeno. Le sostanze si miscelano tra loro solo al momento della nebulizzazione e quando entrano in contatto con i tessuti, formano fibrina. Questa sostanza è il prodotto finale della naturale coagulazione umana e ha la proprietà meccanica di sigillare i piccoli e medi vasi, che sfuggono per il loro ridottissimo calibro alla emostasi, che il chirurgo compie sempre, a fine intervento, con l’elettrocoagulatore. La fibrina è una proteina che polimerizza e forma delle microscopiche fibre, queste a loro volta si intrecciano tra loro fino a formare una rete fitta e resistente. Questa è visibile ad occhio nudo e si presenta come una pellicola trasparente e aderente che ricopre i tessuti aggrediti dal bisturi nel corso dell’intervento.

A questo punto l’operatore può ricucire e chiudere il campo operatorio con la certezza che il sanguinamento post-operatorio risulterà notevolmente ridotto. La pellicola conserva le sue capacità meccaniche ed emostatiche per i primi giorni dopo l’intervento e si degrada fino a scomparire del tutto in una, due settimane, quando ormai la sua funzione non è più necessaria. Ottimi i risultati delle esperienze italiane.

Di norma il sanguinamento durante l’intervento non è significativo, si perdono in media 200-300 cc di sangue ( il corpo umano ne contiene in media 4,5 litri ndr), mentre nelle prime sei ore dopo l’intervento e fino a due giorni dopo il sanguinamento può superare il litro. Questo sangue in parte viene raccolto dai drenaggi e reinfuso al paziente, ma per la maggior parte infarcisce e gonfia i tessuti circostanti la ferita chirurgica formando talvolta vasti ematomi che interessano l’arto inferiore. Le conseguenze di queste perdite di sangue sono sia locali, maggiore esposizione a infezioni e ritardi di cicatrizzazione, sia sistemiche, paziente debilitato e scarsamento reattivo, fino a conseguenze potenzialmente drammatiche sul cuore e la circolazione.

I pazienti trattati con lo spray emostatico hanno avuto in media sanguinamenti molto ridotti e solo in un caso è stato necessario ricorrere a una trasfusione, mentre i pazienti che non hanno ricevuto l’innovativo trattamento hanno richiesto la trasfusione in vari casi. Non solo i pazienti trattati hanno in media mostrato un recupero più rapido della deambulazione e una ridotto periodo di ospedalizzazione.

Il trattamento con gli emostatici locali riduce il ricorso a trasfusioni di sangue e con esse l’esposizione a potenziali rischi per la salute del ricevente. Alcuni ancora poco noti, perché molto rari e in corso di studio, come la graft versus ost, una reazione di rigetto del sangue, sebbene di gruppo compatibile, che ha esito fatale nel 90% dei casi.

Poco nota anche la TRALI, una sindrome respiratoria acuta anche essa molto rara, ma con esito spesso fatale. Con le trasfusioni si osservano inoltre maggiori complicazioni locali sulla ferita e infezioni della protesi. Da considerare anche l’errore umano nel trasfondere un sangue non compatibile, rischio molto più concreto rispetto alla potenziale trasmissione del virus HIV che è solo di 1 caso su 10 milioni.

 

Per ridurre il sanguinamento arriva in aiuto dell’ortopedico anche il computer.
Grazie ad un sistema computer assistito sono stati sottoposti ad intervento chirurgico di sostituzione protesica di ginocchio cinquanta pazienti. Il sistema permette di allineare e impiantare la protesi al meglio senza aprire e fresare i canale midollare del femore. Di norma invece, senza computer l’articolazione viene preparata per ricevere l’impianto protesico con una guida che viene spinta in profondità nel femore.

Questa comune manovra che permette al chirurgo di allineare e centrare le componeti protesiche e di realizzare un impianto anatomico e funzionale, ha tuttavia lo svantaggio di produrre una certa quantità di perdite ematiche e di esporre il paziente ad un potenziale rischio di complicanze emboliche e vascolari. Con il computer e un apposito sistema di navigazione l’articolazione viene studiata e i tagli vengono pianificati ed eseguiti con estrema precisione senza dover aprire e penetrare nel canale femorale.

Sono stati posti a confrontato i cinquanta pazienti operati con l’assistenza del computer, con altri cinquanta operati sempre di protesi di ginocchio, ma con sistema di allineamento tradizionale. Risultato: i pazienti operati con il computer hanno necessitato di trasfusione in soli 18 casi, mentre il groppo sottoposto a impianto con metodo tradizionale ha necessitato di trasfusione in ben 32 casi su cinquanta.