Snow board e spalla
Sulle piste da sci a pagare le conseguenze per la passione per la neve, specie tra i più giovani, è la spalla.

Nelle cadute con lo snow board le cadute sono infattti laterali e a farne le spese sono i tendini e i ligamenti della spalla. La lussazione è l'evento più comune, cui seguono le lesioni dei tendini della cuffia dei rotatori e i traumi della piccola articolazione tra la clavicola e la scapola. Tutte condizioni che richiedono l'intervento dello specialista e il più delle volte un intervento chirurgico, possibilmente per via artroscopica.

Una novità: la lussazione della clavicola: danno funzionale ed estetico che oggi si può operare interamente per via artroscopica.

Infine un cambiamento nel trattamento delle fratture di clavicola: si è sempre ritenuto che la guarigione spontanea di questa frattura fosse il miglior trattamento, magari cadiuvato da un tutore a otto indossato per 3-4 settimane. Non è così: queste fratture vanno trattate chirurgicamente con placche e viti per una ricomposizione anatonica dei frammenti. Si riducono cosi future limitazioni e dolori alla spalla e al braccio.

Lussazione
La spalla è la articolazione più mobile del corpo umano, ruota a 360 gradi e permette di compiere movimenti davanti e dietro il torace, in alto sopra la testa e perfino girare lungo il suo asse. Mobilità estrema concessa dalla sua anatomia: tre quarti di sfera( la testa dell’omero ) che si articolano su una superficie piana (la glena della scapola).

Una incongruenza meccanica che concede una eccezionale libertà di movimenti ma che si paga con la instabilità. E’ sufficiente infatti una caduta laterale sulla articolazione ( come accade di frequente tra gli appassionati di sport invernali) che la testa dell’omero in una frazione di secondo slitta sulla glena , supera il suo bordo anteriore, rompe i ligamenti e fuoriesce posizionandosi al davanti della spalla. Una condizione di dolore violento e incapacità a muovere la spalla accompagna questa condizione di perdita dei rapporti articolari che prende il nome di lussazione. In qualche caso specie se la lussazione è abituale lo stesso infortunato è capace di far rientrare la testa dell’omero al suo posto, ma nella maggior parte dei casi è necessaria una manipolazione oparata da specialisti del pronto soccorsa per ridurre la dolorosa lussazione.

Un periodo di venti giorni di immobilizzazione con un bendaggio e poi una blanda rieducazione motoria permetono un rapido recupero funzionale. Fino al successivo episodio: la lacerazione dei ligamenti della spalla predispone infatti la spalla a nuovi episodi di lussazione e per traumi sempre minori. In certi casi la spalla diventa così instabile che si lussa per banali movimenti e perfino nel sonno. Meglio operare per tempo: ad ogni episodio di lussazione la testa dell’omero subisce una lesione ossea e cartilaginea (lesione di Hill-Sacks ) che si approfonda sempre di più. Nessun timore: l’intervento oggi può essere eseguito con pieno successo i per via artroscopica. La tecnica estremamente conservativa permette di ricostruire i ligamenti glenomerali della spalla che si sono lacerati fissandoli in sede anatomica sul ciglio della glena per mezzo di speciali ancorette interamente riassorbibili. Si restituisce cosi piena stabilità articolare e rapido recupero funzionale. Anche per attività sportive che richiedono un utilizzo intenso e ripetitivo della spalla come il tennis o la pallavolo.

 

Lussazione di clavicola
La clavicola è l’unico ponte di collegamento tra la spalla e il resto dello scheletro. Una violenta caduta sulla spalla e il ponte salta. Accade per cadute laterali come nello snow-board o per incidenti di moto: la piccola articolazione tra la scapola e la estremità laterale della clavicola si lussa. Una condizione che non può passare inosservata: l’estremità della clavicola sporge sopra la spalla e solleva vistosamente la pelle alterando il normale profilo anatomico.
Passato il dolore dei primi giorni la clavicola sporgente sembra il tasto di un pianoforte: se premuta con un dito si abbassa per poi tornare nella sua posizione elasticamente quando viene tolta la pressione del dito. Nella maggioranza dei casi si tratta solo di un danno estetico senza rilevanza funzionale, tanto che si preferisce di non operare. Solo quando la clavicola sporge in maniera esagerata (lussazione di terzo grado) e tutti i ligamenti che la trattenevano si sono lacerati con la caduta si deve intervenire chirurgicamente.

A cielo aperto la tecnica più collaudata e valida prevede la trasposizione di un ligamento che dalla coracoide si inserisce all’apice dell’acromion ( sporgenze della scapola ). Questo ligamento viene staccato dall’acromion e inserito nella estremità laterale della clavicola. Una ricostruzione biologica dei ligamenti che sebbene eseguita per via tradizionale è molto conservativa e affidabile. Ma oggi si può fare di meglio: per via artroscopica. Sotto il controllo di un sistema ottico introdotto nella articolazione della spalla e l’uso di un apparecchio radiologico la clavicola viene fissata con una lunga vite metallica alla coracoide. Nessuna cicatrice e una rapida ripresa funzionale caratterizzano questo intervento. Due limiti tuttavia: l’intervento è alla portata solo di ortopedici artroscopisti molto esperti e la vite in qualche caso va rimossa.

 

Frattura di clavicola
E’tra le fratture più comuni e tuttavia non viene trattata in modo adeguato. Questo il risultato di recenti studi randomizzati (confronto tra due gruppi di pazienti sorteggiati e trattati con due diverse modalità). Fino ad oggi si è infatti ritenuta una frattura che guarisce spontaneamente nella quasi totalità dei casi e senza lasciare limitazioni dei movimenti e della funzione della spalla e del braccio.
Vengono trattate con il riposo e un tutore ad otto anche le fratture scomposte con i monconi fuori asse tra loro o addirittura sovrapposti. Solo pochi casi selezionati di frattura molto scomposta e disassata o che dopo il trattamento conservativo anche a distanza di mesi non mostra segni di formazione di callo osseo vengono avviati all‘intervento.

La revisione rigorosa e critica di questa consuetudine terapeutica ha invece dimostrato che è necessario trattare queste fratture con un intervento chirurgico: i due monconi di frattura devono essere precocemente affrontati per ripristinare la corretta continuità anatomica dell’osso e fissati tra loro con pacca e viti metalliche. Tanto per assicurare una valida e precoce formazione di callo osseo. Al contrario la guarigione spontanea della clavicola con accorciamento e deformazione del profilo anatomico sviluppa in una elevata percentuale di casi dolenzia locale che a volte rende fastidioso perfino indossare la cintura di sicurezza e limitazione dolorosa in certi movimenti della spalla e del braccio. Di contro una piccola percentuale di leggere complicanze post operatorie e la necessità di rimuovere placca e viti a distanza di mesi con un nuovo intervento.