Scarponi da sci e salute di piede e di caviglia
Gli scarponi da sci: sofisticati, tecnicamente avanzati e costosi eppure totalmente inadatti per la salute di piede e caviglia. Stessa negativa valutazione per gli scarponi da snow-board.

Certo l’evoluzione tecnologica che ha migliorato l’equipaggiamento e la sicurezza degli sport invernali ha ridotto notevolmente l’incidenza dei traumatismi delle estremità inferiori che sono passati in dieci anni dal 45% al 5% del totale, ma lo scafo rigido degli scarponi da sci alpino e quelli morbidi dello snow board restano potenzialmente lesivi per tendini, ligamenti, articolazioni e ossa, pelle e borse sottocutanee. Nello sci da discesa lo scarpone alto che blocca piede e caviglia ha fatto quasi scomparire le fratture e distorsioni della caviglia anche se ha trasferito il braccio di leva al ginocchio, ma lo scafo rigido che imprigiona il piede è causa di borsiti( frequente in caso di alluce valgo), irritazione dei nervi cutanei (sindromi canalicolari),e infiammazioni in corrispondenza delle salienze ossee( malleoli, calcagno, base 5° metatarso, scafoide nel piede piatto e dorso del piede in quello cavo). Nello snow-board a fronte di un maggiore confort del piede lo scarpone molle invece non protegge la caviglia da traumatismi e fratture che interessano nel 90% dei casi il piede più avanzato sulla tavola ( l’arto dominante).

LE INFIAMMAZIONI
Ogni sporgenza del piede è potenzialmente vittima di infiammazioni una volta serrata nello scafo rigido di uno scarpone da sci. Scarpette modellanti e il rispetto della anatomia del piede hanno ridotto questo rischio, ma per trasmettere con precisione allo sci il movimento desiderato senza ritardi, l’aderenza deve essere perfetta. Specie quando lo sciatore è di elevato livello e le sollecitazioni aumentano. Solo così scarpone ed estremità diventano una sola unità funzionale. A farne le spese sono però le sporgenze ossee come i malleoli, il calcagno, la base del 5° dito e l’articolazione dell’alluce specie se gia affetto da deformità come l’alluce valgo e l’alluce rigido. In queste zone la pressione della tomaia può determinare nei casi più lievi escoriazioni della pelle, che guariscono in pochi giorni o dolorose borsiti. Queste ultime sono infiammazioni che colpiscono piccoli corpi adiposi che hanno funzione di protezione per articolazioni e tendini.Sono le prime strutture a fare le spese di una pressione eccessiva dello scarpone. Si riconoscono in fase acuta per l’aspetto locale della pelle che diventa lucida e rossa e tesa per lo sviluppo di un versamento di liquido infiammatorio nella borsa stessa, sieroso o siero-ematico. Con il riposo e qualche applicazione locale di antinfiammatorio il problema regredisce in pochi giorni o settimane. A volte il problema persiste anche quando ormai scarponi e settimana bianca sono un ricordo lontano. E’ il caso della sindrome di Haglund. Si tratta di una lieve deformità congenita del calcagno: una sporgenza posteriore dell’osso che può entrare in conflitto meccanico e infiammare il tendine di Achille e la sua borsa di grasso protettiva La soluzione il più delle volte è chirurgica: si asporta la sporgenza e si regolarizza il profilo anatomico del calcagno. Gesto chirurgico che si può compiere interamente per via artroscopica.

LE BORSITI DELL’ALLUCE
Dolorose e persistenti anche le borsiti e le infiammazioni dell’articolazione dell’alluce (prima articolazione metatarso-falangea del piede). Sono scatenate dallo scarpone ma quasi sempre perchè di base c’è una deformazione preesistente dell’articolazione sofferente. La più comune è l’alluce valgo: l’articolazione per motivi costituzionali “deraglia“. Il metatarso si lussa e perde rapporto anatomico con i sesamoidi ( due piccole ossicine grandi come una lenticchia che stanno sotto l’alluce). Tanto più il metatarso deraglia quanto più si aggrava l’alluce valgo e la sporgenza si fa evidente. Di qui gli sfregamenti, gli attriti nello scarpone e la comparsa borsite e di dolori articolari alla base del primo dito del piede. Oggi le tencniche di correzione dell’alluce valgo permettono un pieno e veloce ritorno alle attività sportive compreso lo sci.Da evitare la semplice asportazione della sporgenza o peggio la resezione e la asportazione della base della falange o di altre parti della articolazione, come prevedono alcune tecniche ormai superate che risultano non risolutive e spesso invalidanti. Identico meccanismo lesivo, sintomi simili e stessa sede anche in caso di alluce rigido. E’ bene non confondere: l’alluce valgo è la deviazione dell’articolazione, mentre l’alluce rigido è la degenerazione artrosica della stessa. Nelle prime fasi lo scarpone non da problemi, anzi la impossibilità di articolare il dito, mette a riposo l’articolazione che così non soffre. I problemi si scatenano invece nelle fasi avanzate quando l’artrosi produce vistose e grossolane sporgenze ossee (osteofiti ) che urtano e sfregano contro lo scafo dello scarpone. Di qui infiammazioni e dolori articolari. Meglio non insistere con lo sci e risolvere prima il problema articolare. La asportazione degli osteofiti e la correzione chirurgica del metatarso nei casi di lieve e media gravità, la protesi di rivestimento per la testa del metatarso, fino alla artrodesi (soppressione e fusione dell’articolazione) nei casi più gravi. A rischio di infiammazione anche il malleolo laterale e quello mediale specie nei piedi molto magri e lo scafoide tarsale che è un piccolo osso che sporge medialmente quando il piede è molto piatto. In caso di piede cavo è invece il dorso del piede a urtare e a infiammarsi.

IL NEUROMA E LE INFIAMMAZIONI DEI NERVI
La scarpone da sci può scatenare anche dolorose infiammazioni dei nervi. Comuni tra queste il neuroma di Morton, più rare o forse solo più raramente diagnosticate le sindromi canalicolari. Il neuroma di Morton è un piccolo nodulo infiammatorio che si sviluppa quasi sempre sotto il piede tra la base del terzo e quarto dito. Si tratta di una formazione benigna che prende origine da un piccolo nervo sensitivo nel punto in cui si biforca par dare sensibilità alle due dita del piede. Il neuroma in quel punto non ha quasi spazio, stretto tra i due metatarsi ai lati, la pianta del piede in basso e il ligamento intermetatarsale teso a ponte di sopra. Lo scarpone da sci fa il resto: serra i matatarsi e rende ancora più critica la pressione sul neuroma. Di qui i dolori e i disturbi tipici del neuroma: bruciori e sensazione di scossa elettrica che si irradiano dalla base del terzo e quarto dito ai polpastrelli e sensazione di sassolino o chiodo rovente sotto il piede. Tanto che lo sciatore affetto da neuroma è costretta a volte a togliere lo scarpone e a massaggiare il piede. La soluzione è quasi sempre chirurgica: nei casi più lievi e iniziali si pratica le neurolisi endoscopica, ovvero la sezione del ligamento intermetatarsale con tecnica mininvasiva per dare maggiore spazio al neuroma che così si sfiamma. La asportazione del neuroma con una piccola incisione sul dorso del piede si riserva invece ai neuromi più grossi e vecchi o a quelli trattati senza successo con la neurolisi. Meno comuni ma tipiche dello scarpone da sci le sindromi canalicolari. Sono irritazioni dei piccoli rami sensitivi cutanei che decorrono in superficie sotto la pelle dalla caviglia al piede. Specie nei piedi magri sono vulnerabili al dorso del piede dove più facilmente vengono schiacciati dallo scarpone. I disturbi sono tipici: dolori urenti e sensazione di corrente che va dalla caviglia al dorso del piede. Compaiono calzando scarponi molto stetti e scompaiono rapidamente una volta sfilati. Ignorare il problema pero può cronicizzare il problema e richiedere cure e finanche lo sbrigliamento chirurgico del nervo.