Rizoartrosi: una lente in pirocarbonio per salvare il pollice
Una lente in pirocarbonio per salvare il pollice. Si tratta di una protesi minimamente invasiva che toglie il dolore in caso di artrosi del primo dito. Una nuova opportunità di cura per questa localizzazione dell'artrosi molto frequente ( 10% di tutte le sedi di artrosi), che colpisce soprattutto la mano femminile dopo i 50 anni, anche chiamata, dagli specialisti, rizoartrosi.

Quando questa forma di artrosi si sviluppa, il dolore viene avvertito alla base del pollice soprattutto durante il movimento. Tanto da penalizzare una delle maggiori conquiste evolutive della nostra specie: l'opposizione del pollice alle altre dita. Di qui la difficoltà, a causa del forte dolore, ad eseguire anche i piu elementari gesti quotidiani. Dolore e mancanza di forza vegono, ad esempio, avvertite nell' avvitare o svitare il coperchio di un barattolo o la moka per il caffè, girare una chiave nella serratura puo risultare doloroso, cosi come una semplice stretta di mano in segno di saluto. Lavori domestici, attività lavorative manuali e certi sport come il tennis e il golf, che sollecitano l'articolazione sofferente, incrementano il dolore, che si manifesta, talvolta, sotto forma di fitte lancinanti tanto forti da costringere ad allentare la presa o a sospendere il lavoro in corso. Con il tempo, l'artrosi che lentamente si aggrava, deforma l'articolazione, tanto da formare una evidente sporgenza lateralmente, alla base del pollice. Le fisioterapie, gli antinfiammatori, le infiltrazioni locali e i tutori rigidi per mettere a riposo il dito, inizialmente ottengono dei buoni risultati, il dolore si attenua o addirittura scompare per lunghi periodi, ma non arrestano l'evoluzione sfavorevole dell'artrosi. Fino a che nessuna cura sembra piu suscitare alcun effetto sul dolore e sortire una remissione, dei disturbi. Di qui il bisturi. L'intervento chirurgico diventa l'unica inevitabile soluzione. Due le possibili tecniche chirurgice, maggiormente praticate fino a poco tempo: la artrodesi e la artroplastica. Entrambe le tecniche risultano molto valide ed affidabili, ma entrambe a sacrificio dellarticolazione. La artrodesi difatti sopprime il dolore, ma blocca l'articolazione con conseguente limitazione del movimento del pollice. La artroplastica invece prevede la asportazione di un osso del polso (trapezio), che si articola con la base del pollice. Anche con questa tecnica si toglie il dolore, con il vantaggio di conservare tutto l'arco di movimento del pollice, ma al prezzo di un elemento osseo che viene sacrificato. Di qui gli sforzi degli specialisti per trovare una soluzione che al tempo stesso potesse eliminare il dolore e conservare l'articolazione. La protesi di ultima generazione in pilocarbonio per la rizoartrosi sembra proprio soddisfare questa ricerca. In realtà la protesi non è una vera protesi, come quelle piu popolari di ginocchio o di anca, che si fissano all'osso con apposito cemento, ma uno spaziatore. Un device a forma di lente dello spessore medio di un paio di millimetri che si inserisce nall'articolazione e si interpone tra le due superfici affette da artrosi. Tanto basta a togliere il dolore. E' bene chiarire. L'artrosi è un fenomeno di usura delle superfici articolari che interessa da prima la cartilagine, che si assottiglia e infine scompare e poi l'osso sottostante che si deforma. Le superfici, perdono cosi il loro rivestimento liscio, lucido e lubrificato, ben adatto al movimento e diventano invece irregolari e ruvide. Il contatto e il movimento tra queste superfici malate è il principale contributo al dolore artrosico. Si spiega cosi l'effetto della protesi in pirocarbonio: si interpone tra le superfici artrosiche impedendo, che, queste, sfreghino tra loro durante i movimenti del pollice. L'intervento è piuttosto semplice. In anestesia locoregionale ( si addormenta solola mano e il braccio)si pratica una piccola incisione di circa tre centimetri lateralmente e alla base del pollice. Si asportano tutti gli osteofiti ( escrescenze di osso artrosico) e le superfici malandate dall'artrosi e nello spazio che si è cosi venuto a creare si inserisce la protesi. Un tutore per circa quattro settimane, è necessario per mettere a riposo la parte operata e favorire la guarigione e la graduale ripresa delle attività manuali e sportive. La protesi tuttavia non è indicata per tutti i pazienti, se l'artrosi è troppo severa o l'articolazione è instabile o il paziente è molto anziano, meglio ricorrere agli interventi piu tradizionali.

Fabio Lodispoto, Roma
Specialista in Ortopedia e Traumatologia
Specialista in Medicina dello Sport