Tutti gli sforzi degli olimpionici
La medicina al servizio dei campioni

Non ci saranno nuovi record olimpici: la nostra specie non avrà atleti in grado di migliorare le prestazioni di nessuna disciplina sportiva. La sconvolgente affermazione è parte di una recente teoria esposta in due libri pubblicati in lingua inglese. La teoria, che sta ricevendo numerosi consensi soprattutto negli Stati Uniti, formula per la specie umana un destino svincolato dalle leggi evoluzionistiche. L'annullamento dell'evoluzione darwiniana è, secondo questa teoria, da imputare al progresso scientifico che ha frenato la selezione naturale. Un tempo solo il più "adatto" era destinato a sopravvivere abbastanza da raggiungere la maturità sessuale e a trasmettere le proprie vantaggiose caratteristiche ai figli.

Ad esempio solo i più veloci a correre potevano procurarsi la selvaggina, solo i più forti avevano la meglio contro animali ostili e nemici. I loro geni sono ancora quelli che fanno degli etiopici dei formidabili maratoneti e che favoriscono i negri centro- africani negli sport di potenza. Troppe generazioni allontanano invece l'uomo occidentale dal suo passato di cacciatore primitivo, così che anche i geni non proprio D.O.C. si sono trasmessi e diffusi nella popolazione diminuendone le prestazioni sportive. Oggi grazie alla tecnologia e ai progressi della medicina, la quasi totalità della popolazione appartiene alla categoria del più adatto e la spinta selettiva che migliora fisicamente la nostra specie viene meno.

La specie umana sembra quindi condannata a vivere una statica maturità evolutiva a tempo indeterminato o forse a peggiorare con le generazioni future. Di parere diverso alcuni genetisti: " l'uomo sarà grazie alle aquisizioni scientifiche in campo genetico, demiurgo del suo stesso destino"; certi che la conoscenza delle sequenze del genoma umano, permetterà presto di correggere il tiro sul destino evolutivo della nostra specie. In un futuro molto prossimo si potranno programmare a tavolino atleti con polmoni capaci come mongolfiere e muscoli da fare invidia a Terminator.

L'alternativa tra un pianeta popolato di esseri umani incapaci di sopravvivere senza il sostegno della medicina e un altro, concepito alla George Orwell, che programma supercampioni, non è certo rassicurante. L'uomo, tuttavia è un animale culturale, un carattere che sfugge ai parametri darwiniani, capace di assicurare alla nostra specie opportunità che la semplice selezione non ha mai concesso ad altri esseri viventi. Ne saranno presto la prova le imminenti olimpiadi, che ancora una volta sapranno regalarci adrenalina e nuovi primati. L'atleta del futuro o meglio il più favorito nelle prossime olimpiadi ha già un carta di identità.

Secondo i sondaggi e i pareri degli esperti: sarà nero, donna, senza figli, con un buon grado di istruzione e sarà molto attento al cibo. Nel senso che farà più attenzione alla qualità che alla quantità. Una tendenza alla riduzione dell'introito calorico che non si è mai arrestato dai tempi delle olimpiadi di Berlino del 36' quando per gli atleti venivano conteggiate ottomila calorie al giorno. In futuro si farà sempre più attenzione agli integratori alimentari, come gli aminoacidi, la creatina (senza eccedere), alcune vitamine e minerali. Tutto al femminile, perchè la donna ha incominciato a fare sport più tardi rispetto all'uomo e quindi ha ancora una largo margine di miglioramento.

Non solo: certe caratteristiche la favoriscono rispetto all'uomo in alcune discipline sportive. L'aquaticità: immersa in piscina si muove sprecando meno energie dell'uomo. Più flessibile, galleggia meglio grazie alla maggiore percentuale di grasso corporeo: il nuoto sincronizzato è tutto suo. Grasso che rappresenta anche un ottimo conbustibile negli sport di resistenza come la maratona, reso disponibile alle cellule muscolari della donna con un meccanismo più rapido ed efficace di quello maschile. La resistenza è garantita anche da un altro importante fattore: la capacità di sopportare il dolore fisico. Aspetto più sviluppato nella donna. Il colore della pelle sarà poi sicuramente sempre più nero che bianco.

Se nei paesi occidentali le donne di entrambi i colori si sono emancipete e anche per questo avvicinate allo sport, milioni di donne africane aspettano di farlo. Sono loro gli atleti che polverizzaranno tutti i record attuali. Istruite quanto basta ad afferrare le opportunità dello sport professionistico, e a imporsi una rigida disciplina. Tanto che rinunceranno per lo sport ad avere figli prima dei trentacinque anni. Il cuore dei campioni arriva a pompare 44 litri di sangue al minuto, ma in teoria potrebbe fare di meglio aumentando frequenza e gittata delle contrazioni. I loro muscoli hanno ancora un margine per poter migliorare le prestazioni: potrebbero bruciare più ossigeno, accumulare maggiori quantità di combustibili ad alto potenziale energetico e diventare ancora più sviluppati.

La tecnica, iniziando i piccoli atleti allo sport in età sempre più precoce e con programmi di allenamento ancora più mirati e impegnativi, può migliorare ancora molto negli sport di destrezza. Non solo: la tecnologia, aiuta i campioni realizzando materiali e strumenti sempre più sofisticati che offrono continui piccoli vantaggi in molte discipline sportive. E' come per le macchine di formula uno: le prestazioni sembrano sempre spinte all'estremo, ma piccoli e continue migliorie, fanno aumentare ad ogni gran premio cavalli e velocità. C'è tuttavia un fattore, un freno, per non uscire fuor di metafora, che sta limitando i miglioramenti dei primati in molte discipline: i tendini. Non sono allenabili. O meglio, la loro resistenza non sembra stare al passo con l'aumento delle prestazioni sportive. Un tallone di Achille per molti campioni, da Ronaldo pluriinfortunato al tendine rotuleo, a Yuri Chechi a riposo forzato per lo strappo del tendine del bicipite. I favoriti si allenano duramente, entrano nel ristretto Olimpo dei super campioni e quando stanno sfruttando al meglio la loro forma fisica un tendine cede. Si infiamma o si rompe. Risultato: lunghi periodi di riposo e riabilitazione e a volte un intervento chirurgico.

La struttura e la funzione dei tendini chiariscono bene questa vulnerabilità. Il tessuto del tendine è fatto in modo da ottenere grande resistenza con il minimo ingombro. Una necessità, che che è stata soddisfatta da madre natura fornendo il tendine di robuste fibre collagene, ma a scapito di altri elementi: capillari e arteriole. Due le conseguenze: il ricambio metabolico dei tendini è lento e i farmaci vi giungono con difficoltà.

Di quì la tendenza della infiammazioni tendinee a cronicizzare e la scarsa risposta ai farmaci antiinfiammatori. Pochissime ancora le risposte della medicina: tendini artificiali in fibra di carbonio, resistenti, ma poco elastici, e diete a base di particolari aminoacidi come l'idrossiprolina uno dei costituenti che sembrano carenti in chi ha problemi di tendini. Meglio in futuro potrà l'ingegneria genetica, con tutti i limiti etici che solleva la produzione dei " pezzi di ricambio". Non è il caso di sorprendersi più di tanto davanti ai primati dei super campioni olimpici: anche il micio di casa saprebbe fare di meglio. Senza allenatori e sponsor migliardari è capace di saltare fino a quattro metri di altezza. Se poi andiamo a scomodare gli animali dalla savana il confronto è veramente umiliante: il leopardo raggiunge 140 chilometri l'ora, mentre certe gazzelle saltano in lungo 18 metri.

Il vero motivo di orgoglio per la specie umana è la versatilità: nessun altro essere vivente è capace di cimentarsi in attività fisiche così numerose e diverse tra loro. Trenta chili di muscoli, 250 grammi di cuore, e polmoni da quattro cinque litri di aria sono capaci di imprimere scatto e resistenza agli arti inferiori, precisione e destrezza a quelli superiori, di nuotare con un numero di stili che nessun pesce è in grado compiere e di volteggiare tra anelli e parallele come nessuna scimmia può fare. Nessun altra specie su questa terra sa compire sia delle evoluzioni in apnea in una piscina, che su di un pendio con gli sci ai piedi.
C'è una spiegazione a questa ecletticità fisica: la mancanza di specializzazione. A partire dai muscoli; di più: dalle loro fibre muscolari. Ne hanno almeno due tipi, bianche e rosse. Le prime sono in grado di fornire potenza, le altre la resistenza. Ogni individuo nasce con entrambe le fibre, ma rappresentate nei suoi muscoli in percentuali variabili: l'allenamento non può che modificare questo patrimonio di fibre in modo marginale. Esistono quindi individui predisposti ad eccellere negli sport di potenza e velocità ed altri in quelli di resistenza. Non solo: l'uomo ha nel cervello almeno altri due sorprendenti assi. Una rappresentazione nella corteccia motoria delle mani che non ha eguali in nessun altro animale e la possibilità di inventare nuovi schemi motori associando singole esperienze motorie. Di quì i primati negli sport di destrezza: danza e pattinaggio artistico, tiro con l'arco e con la carabina, ma anche arti marziali e tuffo acrobatico.

Duemila e cinquecento anni fa, gli altleti delle prime olimpiadi consumavano pasti molto simili a quelli degli moderni campioni. Carboidrati soprattutto: fichi , pane, vino mescolato ad acqua, e modiche quantità di latte e formaggi. Ci fu però un contestatore già nel sesto secolo avanti cristo, un certo Milone di Crotrone: consumava quantità enormi di carne ogni giorno e aveva riportato un numero strabiliante di vittorie. Ci sono voluti poi 25 secoli per stabilire nuovamente il ruolo di benzina dei muscoli dei carboidrati: pane, pasta, patate, farinacei, polenta e zuccheri. Con un piccolo contentino per Milone: la carne è tornata sulla tavola degli atleti sotto forma di aminoacidi. Alcuni di questi mattoni dei muscoli non sono prodotti dall'organismo e devono essere necessariamente essere introdotti con gli alimenti. Meglio se in forma purificata e bilanciata. Tuttavia la ricerca di una speciale alchimia alimentare o di un singolo elemento capace di trasformare un atleta mediocre in un supercampione è vana.

Perchè non esiste una dieta speciale per atleti: deve essere sana e bilanciata, come quella del sedentario, fatte le necessarie proporzioni in termini di fabbisogni calorici. E' vero però il contrario: un campione, al vertice della sua forma fisica, può andare incontro a drastiche riduzioni delle sue performance se commette qualche grave errore alimentare

Le previsioni
100 MT: una forza esplosiva enorme e frequenze della falcata ancora più rapide forze faranno scendere il record di Greene, 9.79, fino a 9.65.
STILE LIBERO: I 48.21 di Popov forse dopo dieci anni scenderanno di quattro decim grazie alla biomeccanica
SALTI: in lungo si atterrerà a 9.25. Nell'asta Bubka supererà i 6.5. Nell'alto si volerà fino a 2.50
CORSA: Michael Johonson sarà polverizzato, i quattrocento rivoluzionati: si correrà il giro in 42''5 invece che in 43''18 e gli ottocento in 1'40" invece di 1'42".
OSTACOLI: 3000 siepi. Si correrà in 7'39 invecedi 7'55
DONNE: i record. Sui 100 si scenderà di un decimo dagli attuali 10.49. I duecento saranno corsi in meno di 21". Salto in alto 2,15. In lungo 7,70 e con l'asta 5,40.
MARATONA: difficile coprire i 42,195 metri in meno di due ore, al massimo cinque minuti di miglioramento. Maggiori i margini previsti per le donne.

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