Protesi riassorbibili per le dita dei piedi
In caso di artrosi, protesi temporanee per le dita dei piedi

Si impiantano con un piccolo intervento chirurgico tra il metatarso e la base della falange quando è necessario spaziare le piccole articolazioni. Sono indicate in caso di interventi correttivi per alluce rigido, dita a martello, lussazioni e metatarsalgie e più genericamente quando l'artrosi ha compromesso le funzionalità delle dita. Le piccole protesi impiantate hanno però vita breve: dop alcuni mesi si sciolgono e vengono riassorbite dai tessuti circostanti. E' quanto desiderato dal chirurgo: il tempo impiegato a 'digerire' le piccole protesi in acido polilattico permette all'articolazione di adattarsi all'impianto e di mantenere lo spazio anche quando queste sono scomparse.

Tanto basta a restituire alle dita del piede la loro funzione e ad eliminare il dolore. Un aopportunità chirurgica che fino a pochi anni fa non esisteva: il dito reso sofferente dall'artrosi veniva sottoposto ad un intervento di artrodesi. Risultato: il dito risultava accorciato e bloccato perchè la piccola articolazione artrosica veniva asportata e fissata in maniera definitiva. Di qui nuovi problemi di appoggio del piede, della postura e lo sviluppo di altre infiammazioni e dolori. La protesi riassorbibile si può impiantare in anestesia locale. Con una piccola incisione viene esposta l'articolazione resa sofferente dall'artrosi e le superfici danneggiate asportate. Si crea in questo modo lo spazio per alloggiare la miniprotesi.

Realizzata in acido polilattico si presenta come un piccolo fungo trasparente: una cappella a forma di lente, con un gambo conico. Il gambo viene infilato nel metatarso, mentre la cappella prende il posto delle superfici artrosiche che sono state asportate. Tanto basta a restituire all'articolazione ed al suo dito il movimento e a togliere il dolore. Il paziente così operato può muovere i primi passi a partire dal giorno successivo, quando, svaniti gli effetti dell'anestesia, il piede ha recuperato la sua piena sensibilità. Non sono necessarie particolari fisioterapie ed è possibile guidare la macchina e tornare al lavoro dopo circa venti giorni. Nelle settimane e nei mesi successivi all'intervento l'acido polilattico a poco a poco si scioglie e viene riassorbito dai tessuti. Fino a che, dopo circa sei mesi, la protesi scompare del tutto. E' quanto voluto: durante questo tempo la protesi guida la formazione di una nuova articolazione costituita da tessuto fibroso che sostituisce la protesi stessa. Il dito conserva in questo modo la sua lunghezza e il movimento in modo definitivo.

Fallimenti pressochè totale quando invece la protesi è definitiva. Sono state realizzate in vari materiali: alluminio, acciaio, ceramica e silicone. Impiantate con l'uso di cemento sintetico e senza cemento, vincolate e non vincolate. A distanza di pochi anni sono state quasi tutte rimosse. La maggior parte di queste si sono scollate dall'osso, altre si sono rotte e altre ancora hanno generato infiammazione da corpo estraneo. La causa è una sola: troppo piccole le protesi, troppo elevati gli stress che deve sopportare.

E' stato calcolato che una spinta a terra del dito pari a 15 chili, come normalmente avviene durante il passo, trasferiscono a livello della protesi 55 chili in forze di compressione e 7 chili in forze di taglio. Troppe per le miniprotesi che misurano solo pochi millimetri di diametro: dopo circa tre anni la protesi incomincia a mobilizzarsi o a rompersi e va rimossa. Problema superato con le protesi temporanee. Quando è tempo di rimuoverle loso sono già scomparse da tempo.

I migliori risultati si sono ottenuti sull'alluce rigido. Si tratta di un parente stretto dell'alluce valgo. Con esso condivide infatti il dolore e la vistosa sporgenza. Non si tratta tuttavia di una deviazione del metatarso come avviene in caso di valgismo, ma di una deformazione artrosica della articolazione metatarso-falangea. La piccola articolazione che unisce il primo dito al piede e ne permette il movimento durante la marcia. Se lieve, il difetto può giovarsi di plantari, fisioterapie e antifiammatori. Se il difetto è più grave un intervento di pulizia chirurgica e di osteotomia di decompressione della articolazione è invece più indicato. Quando invece l'artrosi è molto avanzata e niente riesce più a dare sollievo la soluzione più opportuna è la protesi riassorbibile. La protesi da poco commercializzata in Italia ha superato la fase sperimentale (i primi impianti sono del '91).