Perchè il pollice è d'oro
E' il dito più importante della mano, ma è anche molto vulnerabile. Per questo le assicurazioni pagano bene le invalidità

Altro che “ pollice verde”. Il pollice è giallo,giallo oro, almeno secondo la legge italiana. Per l’INAIL ( Istituto Nazionale per le Assicurazioni sugli Infortuni sul Lavoro) ,infatti,è prezioso come l’oro: da solo vale il 30 per cento dell’intera capacità lavorativa di una persona (indice e medio 20, mignolo 12 e anulare 8). Percentuali affatto esagerate: la mano è “un’invenzione” esclusiva della nostra specie cui dobbiamo buona parte del successo evolutivo sul pianeta e tuttora costituisce il mezzo principale di lavoro e di relazione dell’uomo.

Tanto che Kant non esitò a definirla” la parte visibile del cervello. Oggi gli studiosi lo confermano :un terzo dell’intera corteccia motoria è utilizzato per controllare i movimenti della mano. C’è da crederci :per scrivere queste righe è stato necessario muovere 27 ossa, scomodare
40 muscoli e un numero quasi doppio di tendini. Veramente troppo perchè la mano e le sue dita restino efficienti e immuni da disturbi per tutta la vita. E’ come per gli strumenti ad alto concentrato di tecnologia: più sono complessi più è facile che qualcosa si guasti .La mano non sfugge a questa regola. In particolare il suo pollice va facilmente in panne. A metterlo più spesso in crisi sono la sindrome di De Quervain, la rizoartrosi e il pollice a scatto. Malattie forse legate solo ad un “problema di progettazione”. Segno che la mano e il suo pollice in particolare, devono essere ulteriormente perfezionate da madre natura.

Se il male viene dalle tastiere
Niente autostop per chi è affetto dalla sindrome di De Quervain . La malattia infatti colpisce il tendine estensore lungo il pollice, quello che permette di disporre il dito nella tipica posizione di chi chiede un passaggio in macchina. Ma anche niente lavori alla tastiera dei computers niente bricolage e nei casi più gravi niente di niente: solo il riposo, completo del dito permette di alleviare il dolore che parte dalla base del pollice, risale lungo il tendine attraversando il polso
e può giungere fino a metà avambraccio, una dolorosa ed invalidante malattia infiammatoria che colpisce in particolare chi impiega la mano ed il pollice in gesti ripetitivi , non necessariamente pesanti. Ne sono affetti in particolare gli addetti ai ricevitori di cassa, ai videoterminali baristi e chi suona strumenti a tastiera. Riconoscerla non è difficile con il test di Finkelstein. Il test è positivo se è esacerbato dalla flessione laterale della mano in direzione del a pugno chiuso e con
il pollice serrato nelle altre dita. La manovra mette infatti in tensione il tendine infiammato e scatena una violenta reazione dolorosa. Può servire a migliorare i sintomi il riposo, la fisioterapia e l’addozione di particolari tutori che immobilizzano il pollice. L’infiltrazione di cortisono sul tendine, anche se molto efficafe e talvolta risolutiva, dovrebbeessereevitata o quantomeno restare singola perchèindebolisce il tendine.

Meglio, se le comuni terapie non ottengono risultati soddisfacenti, ricorrere alla chirurgia. Una minima incisione sul polso permette di esporre il tndine e di individuare delle sofferenze: un restringimento della guaina tendienea ( a cui concorrono fattori microtraumatici e reumatici) che determina frizioni eccessive. Di qui le dolorose infiammazione tendinee. Restituito al tendine il suo spazio, questo ritorna a scorrere liberamente ed il pollice recupera la sua funzione. Indicati infine un breve periodo di riposo e un pò di riabilitazione.

La rizoartrosi l’ indebolisce
Pollice verso in caso di rizoartrosi. Perchè si tratta di una malattia che mette in crisi proprio quel gioiello evolutivo che ci distingue da ogni altro animale del pianeta: la capacità di opporre il pollice alle altre dita. La presa infatti, a causa della rizartrosi, diventa debole e dolente tanto che diventa un tormento anche svolgere le comuni attività quotidiane. E’ un processo infiammatorio e artrosico che colpisce il pollice alla base, nel punto in cui si articola con la mano. Inizialmente possono giovare riposo, cure fisioterapiche e termali. Di notte un tutore permette di immobilizzare e mettere a riposo l’articolazione. Ma il tempo gioca a sfavore di questa malattia: nonostatte tutte le cure i sintomi peggiorano. Si deve allora ricorrere a piccole infiltrazione di cortisone. Ma anche il cortisono può non bastare più. E’ allora il caso di ricorrere alla chirurgia. Due la possibilità che possono essere adottate dallo specialista in base allo stato della circolazione e dei tessuti circostanti. La plastica dell’articolazione con tessuto tendineo è la più comune. Si tratta di eliminare l’osso trapezio coinvolto nel processo artrosico e ormai inutilizzabile ai fini del movimento e di sostituirlo con del tessuto tendineo prelevato dal polso ( in genere si utilizza parte del flessore radiale del carpo). Si crea così alla base del pollice un cuscinetto morbido su cui il dito si articola con buon recupero del movimento e controllo del dolore. Più drastico l’intervento artrodesi. Le superfici della articolazione malata vengono unite e immobilizzata con ausili metallici ( chiodi, viti, clips) fino alla completa fusione e sopressione della articolazione. L’intervento è veloce e di sicura riuscita, adatto anche agli anziani, ma limita in parte la mobilità del pollice. In futuro ci sarà una terza possibilità: la sostituzione delle articolazioni artrosica con protesi sintetiche. E’ solo questione di tempo.

Quando “scatta” il cortisone l’aiuta
Scattante non è sempre sinonimo di efficienza, almeno quando viene riferito alla mano. Una particolare infiammazione dei tendini infatti rende sì le dita scattanti, ma dolorose e limitate nella flessione e nell’estensione. La malattia, detta appunto del pollice a scatto, colpisce il tendine flessore lungo del pollice o più raramente delle altre dita, determinando alla loro base, sul lato palmare, una piccola nodosità dolente. Il tendine, a causa della riduzione di calibro della sua guaina, scorre male e spesso si “ inceppa”. Accade così che in seguito ad una comune presa della mano ( stringendo il volante , afferrando un oggetto o avvitando un coperchio ), il pollice rimanga bloccato in posizione di flessione.
Solo sforzandolo con l’altra mano è possibile stenderlo nuovamente, determinando la tipica sensazione di scatto e un pò di dolore. Ignorare il problema può solo peggiorare i sintomi: col tempo questa manovra diventa insufficiente, il dito resta piegato in flessione e finisce per anchilosarsi e comuni fisioterapie danno in genere risultati deludenti. C’è però rimedio: l’infiltrazione locale con anestetici e cortisone risolve il più delle volte il problema.Se a distanza di qualche tempo il disturbo dovesse ripresentarsi è meglio evitare una nuova infiltrazione: potrebbe indebolire il tendine. Meglio la microchirurgia in anestesia locale. Un taglio millimetrico alla base del pollice, permette di raggiungere e aprire la guaina del tendine rendendogli lo spazio per scorrere
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