Ossa di troppo
Duecentosei le ossa dello scheletro umano: circa. Un conto esatto è infatti impossibile. Alcune ossa sono variabili: alcuni le possiedono, altri non le hanno mai sviluppate.

A volte due o più ossa sono fuse tra loro o al contrario quelle che con lo sviluppo dovrebbero fondersi in un unico corpo restano separate. Con delle potenziali conseguenze negative. Nel piede l'os trigonum presente nel 13% dei casi può essere causa di dolore alla caviglia e la tallone. Sempre nel piede lo scafoide accessorio medialmente si infiamma dolorosamente urtando dentro la tomaia della scarpa. Nel ginocchio è la rotula invece a creare disturbi se i suoi nuclei di ossificazione restano separati e la sua porzione laterale risulta instabile e crea attrito eccessivo sul femore. Comune causa di dolora alla spalla è l'os acromiale: un tempo genericamente etichettata come periartrite questa condizione infiamma i tendini della spalla fino a lacerarli. A minacciare la salute a volte è una costola in più che si sviluppa a livello dell'ultima vertebra cervicale schiacciando i vasi e i nervi che vanno al braccio e alla mano. infine le esostosi: tumori benigni che si sviluppano nel ginocchio a volte cosi voluminosi da interferire con i normali movimenti.

Os trigonum
E' grande come una lenticchia e si sviluppa posteriormente nella caviglia tra la tibia e il calcagno. La sua funzione è incerta tanto che in molte caviglie non si sviluppa affatto e risulta assente. Certo è invece il suo ruolo quando è troppo grande o si mobilizza: entra in contrasto con la tibia nei movimenti di massima flessione plantare e genera dolore. Tipico problema dei ballerini che costretti dal gesto artistico flettono il piede fino a sostenersi sulle punte. Il dolore è posteriore alla caviglia e a volte può generare anche gonfiore locale. A seconda della posizione dell’os trigonum, si infiamma anche il tendine flessore lungo dell’alluce che decorre di fianco a questa struttura medialmente e profondamente nella caviglia aggravando sensibilmente i sintomi sotto sforzo. Si interviene preferibilmente per via miniinvasiva con tecnica artroscopica. Attraverso due fori cutanei ai lati del tendine di Achille si raggiunge l’os trigonum con una telecamera e si asporta con una fresa che asporta e aspira. Due cerottini completano l’intervento e il ritorna alle attività sportive è concesso dopo poche settimane.

Scafoide accessorio
Presente nel 5% della popolazione sporge medialmente al piede.
Il più delle volte è del tutto asintomatico, ma nei giovani sportivi che sottopongono il piede a sforzi sostenuti e ripetitivi come nel calcio o nell’atletica può diventare molto doloroso. A volte a scatenare i sintomi è un trauma diretto sulla parte o sono scarpe dalla tomaia rigida che entrano in conflitto con la sporgenza. Una comune radiografia evidenzia il problema: lo scafoide anatomico mostra medialmente un osso accessorio, separato o parzialmente unito. Da non confondere con una frattura dello scafoide questa variante anatomica prende anche il nome di scafoide cornuto o os tibiale esterno. Non solo: nel giovane adulto può essere anche causa di infiammazione e progressivo cedimento del tendine tibiale posteriore. Si tratta del tendine che maggiormente contribuisce al sostegno dell’arco plantare. Di norma si inserisce allo scafoide anatomico ma la presenza dell’osso accesssorio ne altera la funzione tanto che si infiamma e finisce per rompersi. Di qui lo sviluppo di piede piatto. In questi casi si deve intervenire chirurgicamente. A volte è sufficiente la sola asportazione dello scafoide accessorio, ma se il tendine risulta lesionato parzialmente o del tutto interrotto deve essere riparato. Il tendine, per ritrovare la sua funzione di sostegno del piede e vincere il piede piatto, deve essere ritensionato e reinserito allo scafoide anatomico.

Rotula bipartita
Si tratta di una comune alterazione dello sviluppo della rotula: una parte di questo grande osso circolare che sta davanti al ginocchio non consolida con il resto della rotula e resta separato o unito da un ponte fibroso. La causa è probabilmente da ricercarsi in uno squilibrio delle forze che mantengono in asse la rotula: una trazione eccessiva del ligamento alare esterno sarebbe causa della mancata unione del quadrante supero laterale al corpo della rotula. In molti casi il riscontro è occasionale e del tutto asintomatico e non necessita di alcun trattamento, ma circa la metà dei casi sviluppa dolore in seguito ad uno sforzo o ad un trauma diretto. Una più attenta valutazione con R.M.N. mostra un quadro di iperpressione esterna della rotula: il frammento trazionato lateralmente in modo eccessivo friziona contro il femore e la cartilagine soffre. Meglio non ignorare il problema: con il tempo la cartilagine si altera e si spacca avviando il ginocchio verso la degenerazione artrosica. Quasi sempre è sufficiente a risolvere i sintomi un intervento artroscopico: per via mininvasiva si seziona il ligamento troppo teso fino a bilanciare le forze che stabilizzano la rotula. Solo raramente il frammento va asportato per risolvere i dolorosi disturbi.

Os acromiale
Il piccolo osso ben evidente e facilmente apprezzabile con la palpazione sopra la spalla può dare luogo ad un osso accessorio doloroso. Si tratta dell’acromion. Sporgenza della scapola che contribuisce a proteggere i tendini della spalla sul quale si inserisce il robusto muscolo del deltoide. Tuttavia in circa il 2,7 % della popolazione la parte finale dell’acromion non si consolida con il resto della scapola e resta incernierato al resto della scapola, ma parzialmente mobile. Tanto che quando il deltoide si contrae l’os acromiale viene trazionato in basso ed entra in contatto con i tendini della spalla. Questo il meccanismo che spiega la comparsa dei dolori nei gesti di elevazione del braccio al di sopra della testa come nel pettinarsi o in certi sport come il tennis e la palla a volo. Si sviluppa così una sindrome da conflitto sub-acromiale ( nota dai più come periartrite) e la sofferenza dei tendini della spalla ( sopraspinato e sottospinato in particolare). Fino alle estreme conseguenze: la rottura del tessuto tendineo. Se si interviene per tempo l’intervento è relativamente semplice e risolutivo: preferibilmente per via artroscopica si rimuove il frammento mobile dell’acromion e si restituisce così ai tendini il loro spazio. Tanto basta a risolvere in maniera definitiva i disturbi accusati. In casi più rari quando l’os acromiale è molto voluminoso e non può essere asportato senza arrecare insufficienza del muscolo deltoide si fissa il frammento in posizione anatomica come fosse una frattura, con viti e chiodi e un innesto di osso.

Costa cervicale
I disturbi all’inizio sono vaghi e sordi, mal definibili. Chi ne soffre riferisce più spesso un senso di affaticamento precoce alla spalla e all’arto superiore, talvolta accompagnato da formicolii e riduzione della sensibilità al braccio e alla mano. Con il tempo i disturbi diventano invalidanti e compaiono non solo in occasione di certe attività e sport che richiedono la elevazione del braccio sopra la testa ( negli Stati Uniti i giocatori di baseball sono i più colpiti), ma anche a riposo. Può trattarsi di una sindrome della costa cervicale: la normale sporgenza laterale dell’ultima costola cervicale si è sviluppata troppo, tanto da sembrare una costola sovrannumeraria. I disturbi sono scatenati dalla compressione che questa anomala sporgenza compie sul fascio vascolare e nervoso che dalla radice del collo porta sangue e stimoli nervosi a tutto il braccio e alla mano. I disturbi possono essere spiccatamente vascolari con arto esangue, freddo e pallido in certe posizioni o solo neurologico con disturbi della sensibilià e deficit muscolari. Il più delle volte i disturbi sono invece misti, vascolari e neurologici insieme e soprattutto poco chiari. Tanto che la diagnosi corretta arriva quasi sempre in ritardo dopo accertamenti mirati come la comune radiografia del rachide cervicale, la R.M.N. , la angiografia digitalizzata e la elettromiografia. Arriva spesso in ritardo, dopo mesi e anni di disturbi, anche la soluzione chirurgica: la asportazione della costa cervicale. Tanto basta infatti a restituire a vasi e nervi il loro spazio e a dare immediato sollievo.

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