Nervi in trappola
Anche il nervo fa blackout

E' come un cavo della luce: trasmette elettricità. Una via a doppio senso, manda impulsi per far funzionare i muscoli e riceve segnali sensitivi dalla pelle. Un percorso esposto a rischi di interferenze, cortocircuiti e improvvise interruzioni. Debolezza muscolare e alterazioni della sensibilità le conseguenze più comuni e lievi. Capita di frequente e ogni parte del corpo umano è vulnerabile, alcuni disturbi sono molto comuni come la sciatalgia che interessa coscia e gamba, o la sindrome del tunnel carpale che altera la sensibilità delle prime tre dita della mano, altri sono meno noti come le piccole sindromi da intrappolamento nervoso delle dita del piede o dei fasci nervosi che attraversano il torace per distribuirsi al braccio. Ne risulta una mappatura del corpo umano molto curiosa: circoli e strisce di pelle, alcune minute come una moneta da cento lire, altre grandi come fazzoletto, con un unico denominatore comune: ogni zona ricalca fedelmente l'area di distribuzione di un nervo o di un suo ramo.

Riconoscerne forma e perimetro è per lo specialista già una diagnosi. E' bene chiarire: tutti i nervi partono dalla colonna vertebrale. Sono grandi come una matita e arrivano a mani e piedi attraversando il corpo e gli arti. Durante questo tragitto si assottigliano sempre più, si dividono e terminano nella pelle e nei muscoli. Un percorso a volte dritto e largo come una autostrada, a volte con curve a gomito come una strada di montagna, altre volte imbocca lunghi tunnel o strettoie. Lo spazio per il nervo è tuttavia sempre sufficiente a garantire la sua funzione sensitiva e motoria. Fino a che per cause infiammatorie o meccaniche un tratto del percorso non si restringe e comprime il nervo. Tanto basta a far soffrire il nervo. I disturbi che seguono sono proprio espressione di questa compressione e variano a seconda del nervo interessato e del trattocompresso.

Tunnel carpale: Il tunnel carpale fa la "mano morta". Inizia con formicolii e riduzione della sensibilità alle prime tre dita della mano, solo la notte. Poi la riduzione della sensibilità peggiora fino a perdere il tatto, di notte e anche di giorno: come se fosse "morta". E' un peggioramento lento, generalmente ci vogliono mesi o anni. Con periodi di ripresa e miglioramento della funzione e improvvise ricadute. Di notte tuttavia i dolori e i formicolii sono più insistenti e causano insonnia. Tanto che la mano nel tentativo di trovare sollievo e riaddormentarsi viene sfarfallata in aria verso l'alto o il basso. Infine possono verificarsi anche deficit muscolari: debolezza nella presa, fino alla completa atrofia del cuscinetto muscolare alla base del pollice. Colpisce soprattutto le donne in periodi particolari della loro vita ormonale: gravidanza, allattamento e menopausa. O particolari categorie di lavoratori che utilizzano in modo costante e ripetitivo la mano, come carpentieri, muratori e cassiere. E' la conseguenza della compressione del nervo mediano a livello della piega del polso. In quel punto il nervo lascia il braccio per entrare nel palmo della mano attraverso un tunnel rigido: le ossa del polso sotto e un robusto e spesso ligamento sopra. La compressione si realizza quando il tunnel si restringe o il suo contenuto si espande riducendo lo spazio a disposizione del nervo. Come accade durante l'aumento in circolo di certi ormoni femminili o in caso di artrosi e artrite. Esistono delle cure per i casi più lievi: riposo, laser e antiinfiammatori. Una filtrazione di cortisone nel tunnel del carpo può risolvere temporaneamente i disturbi. Ma per una soluzione definitiva è necessario un intervento chirurgico. Ne esistono di vari tipi: a cielo aperto o in endoscopia con due accesi o un solo accesso chirurgico. Tutti recidono il ligamento trasverso del carpo. Tanto basta a restituire al nervo il suo spazio e a risolvere i disturbi. Non sempre: se il nevo ha sofferto troppo a lungo e si è atrofizzato l'intervento elimina i dolori, ma può persistere un deficit di sensibilità cutanea e trofia muscolare.

Neuropatia ulnare al gomito: E' la più moderna delle neuropatie da intrappolamento: colpisce di preferenza chi passa molto tempo al computer. Il braccio che afferra il mouse viene infatti ad appoggiarsi contro il bordo della scrivania nel punto dove passa il nervo ulnare. Questo grosso nervo che da sensibilità alle ultime due dita della mano, alla parte mediale dell'avambraccio e ad importanti muscoli della mano e dell'avambraccio ha un punto molto vulnerabile. Passa protetto solo dalla pelle e da scarso tessuto sottocutaneo contro l'osso del gomito, postriormente e medialmente. Tanto che è facile individuarlo a palparlo con le dita. Proprio questa posizione anatomica lo espone a traumi e infortuni.
A tutti è capitato di avvertire urtando accidentalmente il gomito una violenta sensazione di scossa elettrica al braccio e alla mano: è in nervo ulnare che viene urtato. Pochi secondi, un massagio al gomito con l'altra mano e tutto passa. Diverso il caso infiammazioni, aderenze o esiti di fratture del gomito che comprimono il nervo in modo permanente: formicolii, perdita di sensibilità alle ultime due dita della mano i primi sintomi. Deficit muscolari dopo: la mano si scheletrizza, le ultime due dita assumono un atteggiamento in semiflessione detto a "mano benedicente" il polso perde forsa in flessione. Il bisturi da sollievo immediato: il giorno dopo l'intervento formicolii e dolori scompaiono.
Più imprevedibile la ripresa della sensibilità e della funzione muscolare: dipende da quanto ha sofferto il nervo. A volte bastano pochi giorni a volte non vengono recuperate mai del tutto. L'intervento richiede lo sbrigliamento del nervo da tutte le aderenze per circa dieci centimetri e lo spostamento sotto i muscoli anteriori dell'avambraccio. Il cuscinetto muscolare a protezione del nervo serve ad evitare inopportune recidive.

Neuroma di Morton: E' causa di uno dei dolori più insopportabili che colpiscono il piede. Responsabile è un piccolo nervo che da sensibilità al terzo e quarto dito. Quando si infiamma sono guai: si forma un nodulo grande pochi millimetri che scatena bruciori e dolori sotto la pianta del piede in prossimità delle due dita che innerva. Tanto che a volte è necessario toglire la scarpa e massaggiare il piede per cercare sollievo. Si tratta di un disturbo che viene considerato raro. In realtà viene solo diagnosticato raramente. Le radiografie non mostrano niente di anormale, mentre ecografia e risonanza magnetica mettono in evidenza il neuroma solo se gli esami sono stati eseguiti da specialisti molto esperti.
La causa del disturbo è sempre una compressione del nervo nel punto in cui si divide per raggiungere le due dita. A volte è colpa di scarpe troppo strette o di tacchi troppo alti, più spesso di un cedimento della volta trasversale anteriore del piede. Di norma il piede anteriormente è fatto come un arco: appoggia soprattutto alla base dell'alluce e del quinto dito, mentre la parte centrale resta un po sollevata.
Tutto il contrario se questa impalcatura del piede cede: i metatarsi centrali ricevono durante la marcia la maggior parte del peso. Un carico eccessivo e non previsto da madre natura. Di quì le metatarsalgie e l'infiammazione del nervo che sviluppa il neuroma di Morton. Il plantare opportunamente adattato al problema è di aiuto nella maggior parte dei casi: sostiene e riduce il peso che grava sui metatersi e sul neuroma.
Anche le infiltrazioni di cortisone possono essere di aiuto per sfiammare il nervo, ma il più delle volte la sua azione è solo transitoria. Dopo poche settimane di sollievo i dolori tornano. Meglio il bisturi elimina in modo definitivo il problema. Due le possibilità: l'asportazione del neuroma e la neurolisi. Il primo intervento è quello più diffuso. Attraverso una incisione dorsale del piede il neuroma viene isolato e asportato con tutto il nervo. I dolori passano immediatamente, ma le due dita che erano innervate del nervo sacrificato perdono gran parte della sensibilità in modo definitivo. Non solo: in una piccola percentuale di casi il neuroma si può riformare nel punto dove il nervo è stato reciso.
Meno invasiva la neurolisi: attraverso due incisioni cutanee millimetriche viene introdotta nello spazio del nervo una sonda ottica. Viene individuato il ligamento intermetatarsale che collega le teste dei due metatarsi e viene reciso. Tanto basta a rendere al nervo il suo spazio e a decomprimere il neuroma. Di qui la scomparsa dei sintomi senza perdita di sensibilità. Un unico limite: se il neuroma è troppo vecchio o fibroso la percentuale di successo dell'intervento diminuisce sensibilmente. Meglio allora ricorrere all'asportazione.

Meralgia parestesica: Disturbo poco noto, che interessa la parte anteriore della coscia, dall'inguine fino al ginocchio. La pelle di questa area diventa poco sensibile a volte interessata da doloro urenti altre volte da sensazione come di una panno bagnato e freddo aderente alla coscia. Spesso i suoi disturbi non vengono riconosciuti o vengono confusi con quelli dello sciatico o della cruralgia, altri disturbi dei nervi a partenza della colonna vertebrale. Basta invece picchiettare il nervo o pizzicarlo alla piega dell'inguine dove risulta incarcerato da tessuto fibroso e infiammatorio per esacerbare i sintomi e confermare il sospetto diagnostico. Il nervo sofferente è il femoro cutaneo laterale, un nervo sensitivo, che dal bacino scende nella coscia apppoggiandosi sul ligamento inguinale con una curva a gomito.
Questa situazione anatomica lo rende vulnerabile ai traumi: spigoli, tavolini e altre sporgenza ad altezza inguine, ma anche pance particolarmente voluminose e pesanti possono schiacciare il nervo contro il ligamento inguinale e infiammarlo. Un altro grande imitatore di sciatalgia è la sindrome da intrappolamento di un suo ramo al ginocchio. Si tratta dello sciatico popliteo esterno.
Può essere compresso da tessuto fibroso o interessato da un trauma quando circonda il ginocchio lateralmente per sfioccarsi verso la gamba. Sensazione di scosse elettriche dolori urenti, e formicolii lungo la parte laterale della gamba fino al piede i disturbi più comuni. Identici a quelli di certe forme di sciatalgia. Negativi risultano però gli accertamenti sulla colonna vetebrale, mentre il punto sofferente è sensibile al picchiettamento o alla palpazione con un dito: i disturbi si acuiscono e possono scatenarsi breve sensazioni di scosa elettrica fino al piede. L'elettromiografia, un esame che studia la velocità di conduzione degli stimoli nervosi, precisa la diagnosi. Indica il nervo e il punto sofferente. Informazioni indispensabili per il chirurgo che deve raggiungere e liberare il nervo con il bisturi.

Sindromi canalicilari della caviglia: Sono un male di stagione, colpiscono soprattutto gli sciatori: colpa degli scarponi troppo stretti. Il dorso del piede è attraversato da esili nervi cutanei che raccolgono la sensibilità dal dorso del piede e dalle dita. Passano tra la pelle e il piano osseo sottostante. Di quì la loro estrema vulnerabilità. Calzature troppo strette, con cuciture sporgenti o pieghe del tessuto possono schiacciarli sull'osso fino ad irritarli e infiammarli. Di quì formicolii, bruciori e sensazioni di currente elettrica che si acuiscono sciando e dopo avere sfilato gli scarponi. Si tratta in genere di disturbi lievi e passeggieri. Basta cambiare calzature o lasciare i piedi a riposo per qualche giorno e la corretta sensibilità viene recuperata completamente. Solo se i disturbi vengono ignorati e non si prendono provvedimenti possono cronicizzare. Iniezioni sottocutanee di anestetico sono consigliate in questi rari casi, mentre il ricorso al bisturi non è in genere previsto.

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