Maratona
Maratoneti in calo in Italia: sotto la soglia dei 30.000 per la prima volta dopo decenni di continui incrementi

Di segno opposto gli infortuni sportivi per numero e gravità. Una forbice che si spiega con l'aumento della intensità degli allenamenti, degli obiettivi agonistici e dell'età media. Ma anche con dei semplici numeri: per preparare una maratona in 4 settimane si devono in media compiere 1 milione di falcate. Tendiniti e sindromi da affaticamento articolare e muscolare i problemi più comuni che interessano soprattutto gli arti inferiori. A soffrirne non solo gli atleti di livello , ma anche e soprattutto gli amatori che affrontano questo sport con un impegno da professionista, molto di frequente senza la necessaria assistenza e competenza.

Di quì gli allenamenti inadatti per modalità, intensità e frequenza che sono la causa principale delle invalidanti infiammazioni e sinromi da affaticamento degli arti inferiori. Per tutte una unica terapia: il riposo. Fino a completa risoluzione dei disturbi. Insistere ignorando il dolore anche se lieve nella maggioranza dei casi produce il solo effetto di aggravare il problema. Il ricorso alle fisioterapie e ai farmaci su indicazione dell'ortopedico sono necessarie solo se il dolore non accenna adiminuire. Cautela nei massaggi: i dolori così detti da acido lattico sono in realtà uno stato di sofferenza e di stress meccanico delle fibre muscolari. Si deve dare tempo al muscolo di riparare le sue fibre con il riposo. Il massaggio se troppo energico e profondo aggiunge stress meccanico al muscolo già sofferente.

Fratture da stress.
A soffrirne sono le ossa lunghe del piede (i metatarsi )e la tibia, ma anche il calcagno e l'astragalo che fa da sostegno e da snodo alla caviglia. Non si tratta di una frattura classica come quella prodotta da un trauma, ma di una lesione progressiva dell'osso che si fissura e perde resistenza fino a fratturarsi. La lesione si manifesta da prima con un dolore al piede o alla gamba, che compare sotto sforzo e che regredisce con il riposo, poi il dolore diventa persistente e invalidante, tanto da penalizzare non solo la corsa ma anche la comune deambulazione e le attività quotidiane. Le radiografie all'inizio non mostrano alcuna anormalità solo dopo alucune settimane compare una stria più intensa di reazione periostale segno indiretto della frattura che progredisce. La risonanza magnetica invece è in grado di cogliere le fini alterazioni delle trabecole osseee già nelle primissime fasi della frattura mostrando l'edema che si è sviluppato intorno al focolaio di frattura. Non c'è altro rimedio che il riposo: nel giro di poche settimane il problema si risolve spontaneamente e si possono riprendere gradualmente gli allenamenti. Possono essere di aiuto i campi magnetici pulsati e in caso di ditardo di consolidazione (rarissimi casi) la terapia ad onde d'urto.

Sindrome della bendelletta ileo-tibiale
Il dolore compare al ginocchio, sul lato esterno ed è tipico del maratoneta specie se ha la tibia o l'articolazione troppo vara ( con le gambe arcuate come quelle di un cavallerizzo e come quelle dei calciatori). Può essere facilmente confuso con una lesione del menisco laterale o con un dolore rotuleo, mentre invece il dolore è scatenato dalla frizione di una robusta fascia fibrosa che ad ogni passo e ad ogni falcata scavalla la sporgenza laterale del ginocchio. E' meglio precisare: la bendelletta ileo-tibiale è la parte terminale di un muscolo che parte dalla cresta iliaca del bacino e percorre tutta la coscia fino ad andare ad inserirsi nella gamba sotto il ginocchio. A gamba tesa la bendelletta si trova davanti al condilo femorale, ma appena il ginocchio viene flesso oltre i 30 gradi scavalla il condilo e si posiziona dietro di esso.Un movimento continuo di frizione che si produce durante la corsa normalmente privo di conseguenze ed anche necessario, perchè la bendelletta è un importante stabilizzatore dell'articolazione. Fino ad un certo punto tuttavia: se l'attvità è troppo intensa e se la sporgenza, come in caso di varismo, risulta troppo prominente la frizione diventa insostenibile e la parte si infiamma dolorosamente. Immediato il riposo e la valutazione di scarpette, plantari e postura in modo da neutralizzare il più possibile la tendenza al varismo del ginocchio. Valide anche le fisioterapie come la tecarterapia e il laser a CO2 defocalizzato per sfiammare la parte e il ricorso per brevissimi periodi a farmaci antiinfiammatori.

La spina calcaneare e la fascite plantare.
Il piede è arcuato ed elastico come una arco. In effetti ha una arco plantare( la volta longitudinale) composto dalle ossa del piede e una corda: la fascia plantare. Questa se troppo tesa si infiamma. Accade in chi ha il piede troppo cavo o troppo piatto e specie se pratica uno sport come la maratona che sollecita questa corda anatomica milioni di volte in un anno di allenamenti. Se ad infiammarsi è la sua parte centrale, il disturbo prende il nome di fascite, se invece ad infiammarsi è la sua origine che fa presa sul calcagno, viene definito entesite. Quest'ultima con il tempo da luogo ad una deformazione da trazione del profilo del calcagno comunemente nota come sperone calcaneare. Il dolore è tipicamente localizzato sotto il piede nella sua parte centrale se si tratta di fascite ed è una dolenzia diffusa, mentre se si tratta di entesite il dolore è vivo e bel localizzato al centro del tallone. Anche in questi casi di infiammazione è opportuno sospendere gli allenamenti, per mettere la parte a riposo, ma spesso questa rinuncia non è sufficiente a risolvere il problema che ha una tendenza alla cronicizzazione. La terapia ad onde d'urto su consiglio dello specialista può essere utile alla guarigione, così come le infiltrazioni locali di cortisone e talloniere di scarico in gel di silicone per ridurre localmente le sollecitazioni. Ma una piccola percentuale di casi è resistente ad ogni terapia. Per questi è risolutiva la chirurgia:si procede alla fasciotomia plantare. Per via endoscopica e attraverso due incisioni cutanee al lato del tallone la fascia viene allentata. Tanto basta a risolvere la eccessiva tensione e quindi i disturbi.

Tendinite di Achille.
E' la più comune e invalidante tendinite che colpisce i corridori. Nella top five delle tendiniti più frequenti, seguono, la tendinite del tendine della rotula al ginocchio (knee jamper's), la tendinite del tibiale posteriore alla caviglia e quella dei peronei sempre alla caviglia. Per tutte una sola raccomandazione: immediato riposo e sospensione degli allenamenti. I tendini infatti hanno una spiccata facilità a cronicizzare le infiammazioni. Se prese per tempo, in fase acuta, nei primi giorni di insorgenza, il riposo, il ghiaccio e blandi farmaci antiinfiammatori hanno ragione in poco tempo dei disturbi.
Al contrario se ignorati cronicizzano e diventa molto più complicato il ritorno allo sport. Il tendine di Achille in particolare è soggetto a degenerazione del tessuto e a perdita di resistenza, tanto che nell'atleta intorno ai 50 anni è comune la rottura del tendine stesso. Meglio curare subito e bene. Oltre alle comuni fisioterapie che conservano la loro efficacia terapeutica, in aiuto dei tendini sofferenti, la recente terapia con fattrori di crescita piastrinici. Si tratta di una terapia che si pratica con una frazione di sangue autologo che contiene speciali citochine capaci di riavviare e accelerare i processi biologici di riparazione del tessuto tendineo.
In pratica il trattamento si compie in ambulatorio come fosse una comune infiltrazione, ma invece dei farmaci viene utilizzata una frazione del sangue del paziente stesso, che funge quindi allo stesso tempo da donatore e da ricevente.
Da una vena del braccio viene aspirato con una apposita siringa il sangue venoso del paziente. Lo specialista ematologo compie al momento una separazione meccanica per centrifugazione del sangue ed estrae la frazione plasmatica contenente le piastrine attivate. Sempre con una siringa il plasma così trattato viene iniettato localmente nella parte di tendine sofferente dove le citochine avviano i processi di riparazione e guarigione biologica del tessuto.