"Lembi di copertura"
La pezza cinese non è un taglio di stoffa importata dall'oriente.

La pezza cinese non è un taglio di stoffa importata dall’oriente, ma un lembo di pelle che grazie ad una raffinata tecnica di microchirurgia viene scolpito in una zona di pelle sana della mano e ruotato per coprire parti di dita che hanno perso il loro rivestimento cutaneo a causa di un infortunio. La mano diventa così donatrice e ricevente allo stesso tempo. Una opportunità e anche un limite. Non è infatti indicato il prelievo di lembi cutanei prelevati da altre parti del corpo umano per ricoprire parti della mano andate perse a causa di un infortuno stradale o sul lavoro, ustioni o il sacrificio di dita a causa di rari tumori che colpiscono l’estremità. La pelle della mano infatti è troppo specializzata, per poter essere sostituita con lembi prelevati altrove. In particolare il palmo della mano è l’unico adatto a garantire una presa robusta e al tempo stesso adatto alla manipolazione fine degli oggetti. Tralci fibrosi di robusto tessuto connettivo infatti fissano la pelle del palmo ai piani ossei profondi: una peculiarità che garantisce alla pelle di non scivolare e di non strapparsi quando agiscono forze tangenziali. Basta pensare al tiro alla fune: la frizione esercitata dalla corda è in grado di strappare la pelle e lacerarla in qualsiasi parte del corpo tranne che dalla mano.

Non solo: la pelle della mano è ricca di terminazioni nervose sensitive che permettono di riconoscere al tatto le superfici e manipolare con destrezza gli oggetti. Di qui una ulteriore difficoltà chirurgica: non solo è indispensabile utilizzare cute che proviene dalla mano per riparare i danni della mano, ma si deve anche conservare il suo microscopico nervo sensitivo. Ma non è tutto: senza la sua arteria nutritizia il trapianto sarebbe destinato a morire per mancanza di sangue. Non è più un limite: con le recenti tecniche microchirurgiche è possibile isolare trasferire insieme al lembo cutaneo vasi arteriosi di pochi decimi di millimetri e se necessario riallacciarli alla circolazione locale con punti di sutura completamente invisibili ad occhio nudo.

Non esiste solo la pezza cinese. Lembi di copertura di vario spessore ed estensione vengono prelevati con tecniche microchirurgie che differiscono tra loro soprattutto in base al tipo di circolazione che viene conservata. La circolazione della mano molto ricca e fitta di arteriole e piccoli vasi nutritizi in particolare ha una doppia circolazione che garantisce l’afflusso di sangue anche in condizioni critiche. La due arterie principali, la radiale e la ulnare, decorrono parallele ai due lati del polso e nella mano e danno un contributo di analoga entità alla circolazione fino alla punta delle dita. Non solo: archi arteriosi collegano le due arterie nel palmo della mano e nelle dita. Cosi che se una delle due arterie viene interrotta l’altra tramite l’arco di collegamento assicura la circolazione nel territorio danneggiato, ma con flusso invertito. Il sangue dunque in queste condizioni circola nell’arteria al contrario. Un fenomeno che sfruttano i microchirurghi per scolpire lembi cutanei a flusso invertito.

Ci sono tuttavia limiti di distanza e dimensioni: i lembi peduncolati sono come piccoli aquiloni: pelle e una sorta di cordone ombelicale fatto da una arteria e da vena che lo collega al sito donatore. Un vincolo che, nella mano, limita la superficie del trapianto ad un massimo di 1x2.5 cm e ad un trasferimento non più distante di 2-6 cm. Si può rimediare con il trapianto peduncolato dall’avambraccio: si giunge a coprire parti di mano mancanti di pelle grandi fino a 8x20 centimetri. Ma non si tratta di pelle specializzata e per questo poco adatta ad afferrare e manipolare gli oggetti. Esiste però una alternativa messa a punto in Giappone e utilizzata in Italia: la pelle può essere prelevata dalla pianta del piede. Si tratta di pelle specializzata con caratteristiche simili a quelle della mano e che può raggiungere dimensioni ragguardevoli, fino a 5x8 cm. In questo caso vaso e nervo devono essere recisi e riallacciati nella zona ricevente a vasi e nervi locali.

Una tecnica raffinatissima che richiede a volte anche otto, dieci ore di intervento per ricostruire la continuità di queste delicate strutture grandi dai 6 agli 8 decimi di millimetro e con l’uso di fili di sutura dello spessore di 70-140 micron. Un lavoro che sebbene viene facilitato dall’uso di sistemi ottici di ingrandimento è affidato completamente alla perizia e alla abilità del chirurgo che opera direttamente con le su mani e senza l’ausilio di sistemi robotizzati. Per chiarire meglio l’ordine di grandezza e l’abilità richiesta per compiere queti interventi è come cercare di trafiggere un capello a mano libera con ‘uso di un ago da sutura del tutto invisibile ad occhio nudo'.