Il ginocchio si gonfia solo per difendersi
L'eccesso di liquido sinoviale serve all'articolazione in difficoltà

Il ginocchio fa acqua. Succede spesso: ogni volta che l’articolazione si trova in difficoltà. Evidente a che a chi non è addetto ai lavori: il ginocchio si gonfia, perde il suo normale profilo anatomico e diventa liscio e tondo come una palla. Non è tuttavia il caso di allarmarsi troppo, né di aspirare il liquido che si è formato: si tratta di un estremo meccanismo di difesa del ginocchio per proteggere le superfici articolari. E’ bene chiarire, perché questa comune circostanza è spesso causa di un apprensione esagerata da parte del paziente. Acqua infatti, il ginocchio, e tutte le altre articolazioni, ne distillano in continuazione. Litri di liquido che la membrana sinoviale ogni giorno versa dentro la cavità articolare. Tanta ne produce e tanta ne riassorbe. Un equilibrio che in condizioni normali assicura all’articolazione una minima quantità di lubrificante che bagna la cartilagine articolare. Un toccasana: il liquido sinoviale nutre la cartilagine e grazie alle sue caratteristiche di vischiosità fa scivolare il ginocchio ad ogni movimento con un attrito minimo, pari ad un quinto di quello prodotto da due cubetti di ghiaccio che scorrono tra loro. Un liquido tanto valido che corre in soccorso ad ogni situazione di emergenza dell’articolazione: un menisco lesionato, difetti di scorrimento della rotula, un danno dei legamenti che crea instabilità, l’artrosi, l’artrite e il ginocchio invece di mantenere la lubrificazione al minimo aumenta la quota di liquido intrartricolare. Di qui il gonfiore, l’apprensione e spesso la richiesta di aspirare il liquido. Inutile.

L’articolazione “asciutta” nel giro di poche ore o qualche giorno ripristina la lubrificazione d’emergenza producendo nuovamente un eccesso di liquido sinoviale. Si tratta infatti di un meccanismo di protezione che l’articolazione sofferente rinnova continuamente, specie se prosciugata in modo coatto con ago e siringa. Lo specialista deve invece risolvere le cause dei disturbi: regolarizzare il menisco danneggiato, ripristinare il corretto scorrimento rotuleo, riparare i ligamenti, curare l’artrosi con tutti i mezzi disponibili. Solo così il ginocchio cessa di fare acqua. Talvolta si somministra un supplemento di lubrificante nel ginocchio. Si tratta di acido ialuronico. Una molecola visco-elastica che in caso di artrosi facilita lo scorrimento delle superfici rese irregolari dai danni alla cartilagine. In questi casi il liquido sinoviale viene aspirato con una siringa e sostituito da un’opportuna quantità di gel a base di acido ialuronico.

C’è tuttavia gonfiore e gonfiore. L’articolazione è tesa e tonda come una palla e accompagnata da febbre e dolore deve far pensare ad un’infezione locale. Specie se nei giorni o nelle settimane precedenti il ginocchio ha subito un intervento chirurgico, una infiltrazione o un’altra manovra invasiva. In questi casi non c’è tempo da perdere: il liquido va aspirato ed analizzato alla ricerca di batteri ed intrapresa una terapia antibiotica mirata. Non basta: se la febbre non si normalizza entro pochi giorni e i sintomi persistono l’articolazione deve essere irrigata con una perfusione continua di soluzione fisiologica e antibiotici per 24/48 ore. Infine il gonfiore dopo una violenta distorsione o un trauma: il ginocchio si gonfia nel giro di poche ore, non compare febbre, ma i sintomi locali sono altrettanto invalidanti: incapacità a flettere la gamba, ad articolare normalmente il passo e ad appoggiare il peso del corpo sull’arto infortunato.

Si tratta di sangue. Stravasato da una rottura dei ligamenti o da una frattura invade l’articolazione e la distende. Per alleviare i sintomi si può aspirare il sangue con ago e siringa. Conviene tuttavia aspettare un paio di giorni. Una evacuazione del sangue troppo tempestiva non lascia il tempo ai tessuti danneggiati di attivare l’emostasi e il sangue tornerebbe ad invadere nuovamente l’articolazione. A seguire, ghiaccio e antidolorifici per ridurre il dolore e l’infiammazione in attesa di un’indicazione chirurgica.