Quando le gambe a “X” fanno camminare male
Intervenire se il ginocchio è “fuori convergenza”
Artrosi della rotula e alterazione dei menischi sono le principali conseguenze del “varo” e dei “valgo”

Gambe incurvate, a forma di parentesi, come quelle di un cavallerizzo o con le ginocchia che si urtano come una X: un problema estetico per chi vorrebbe averle dritte e perfette, ma soprattutto un problema funzionale, per gli ortopedici, destinato con gli anni a generare danni articolari al ginocchio. Tanto che viene consigliata la correzione chirurgica per ripristinare il corretto asse del ginocchio molto precocemente, non appena compaiono i primi segni di sofferenza.

C’è da credere agli specialisti: il ginocchio è come lo “pneumatico delle automobili”: se è “fuori convergenza” si usura rapidamente il battistrada su un lato e deve essere sostituito. Nel caso di un articolazione, ad usurarsi è la cartilagine e quando viene a mancare compaiono i disturbi: dolore, gonfiore e limitazioni alle comuni attività. Rimpiazzare la cartilagine tuttavia non è semplice come cambiare una gomma. Si devono quindi riconoscere per tempo i difetti di “convergenza” dell’articolazione del ginocchio in modo da correggerli prima che la cartilagine abbia subito dei danni.

Due sono i principali difetti: ginocchio varo e ginocchio valgo.
Il primo è comune nei giovani maschi e nelle persone anziane e conferisce alle gambe l’aspetto del cavallerizzo, il secondo è frequente nelle giovani donne e nei grandi obesi.
Il ginocchio varo è ben tollerato anche per molti anni, tanto che la maggior parte dei calciatori affetti da vistoso varismo continuano a giocare senza in apparenza risentirne. Dopo i quaranta, cinquanta anni compaiono invece i primi disturbi: dolore sul lato interno del ginocchio, a volte versamento liquido che gonfia l’articolazione e con il passare del tempo episodi di cedimento, blocchi e la comparsa di rumori articolari. Radiografie e risonanza magnetica nucleare mostrano i danni: inizialmente usura della cartilagine e del menisco interno che si indeboliscono e possono fessurarsi e rompersi quasi sempre senza il ricordo di un trauma. Se i disturbi vengono ignorati e il corretto asse del ginocchio non viene ripristinato, l’usura del compartimento mediale del ginocchio aumenta e coinvolge anche l’osso.

Di qui i disturbi che possono diventare invalidanti anche solo per camminare, salire e scendere le scale e le radiografie che mostrano la riduzione progressiva dello spazio articolare fino a quando esaurita tutta la cartilagine l’osso della tibia non urta contro quello del femore. Si creano a questo punto le tipiche deformità dell’artrosi: i becchi osteofitici: margini dell’articolazione lunghi e aguzzi come becchi d’uccello.
Se al contrario il ginocchio soffre di valgismo l’articolazione subisce questa degenerazione delle superfici in modo più accelerato e in breve l’artrosi colpisce il compartimento laterale. Risulta adesso chiara l’importanza di un intervento chirurgico correttivo per evitare conseguente irreparabili su menischi, cartilagine ed osso.

I disturbi
Ne soffrono di più le giovani donne tra i 20 e i 30 anni

Il ginocchio valgo a lungo andare determina un’infiammazione della rotula. Ad accusarne i disturbi sono soprattutto le giovani donne fra i 20 e i 30 anni. A questa età i disturbi della rotula sono la causa più frequente di dolore al ginocchio più dei menischi e dei ligamenti.
Il motivo della infiammazione e dei dolori è meccanica: se la gamba e la coscia si angolano ad X, il ginocchio devia verso l’interno mentre l’apparato estensore e con esso la rotula tendono a laterizzarsi. Una sorta di “deragliamento” della rotula che si viene a trovare spinta fuori del solco femorale, dove di norma scorre, avanti e in dietro, ad ogni passo, ed a ogni movimento del ginocchio.

I segni dell’infiammazione sono tipici: sensazioni di cedimento del ginocchio e dolore dopo una prolungata posizione seduta (segno del cinema). Accompagnati da quelli comuni anche a lesioni del menisco interno: dolore sulla parte mediale del ginocchio, blocchi e rumori articolare. Tanto che questa condizione si presta a grossolani errori di interpretazione diagnostica e di indicazione chirurgica quando il menisco sano viene operato al posto della rotula.
Si deve invece correggere accuratamente la posizione della rotula ricentrandola sul femore, intervento che è possibile effettuare interamente per via mininvasiva ricorrendo alle tecniche artroscopiche o alla correzione del valgismo agendo sul femore o con una combinazione delle due tecniche.

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Con un tassello l’articolazione ritorna in linea

Nuove tecniche hanno reso questo intervento al ginocchio sicuro e preciso. Su una radiografia dell’arto inferiore si stabilisce di quanti gradi deve essere corretto l’asse di carico dell’articolazione e si pianifica l’intervento. In caso di ginocchio varo si opera la tibia appena sotto il ginocchio sofferente. Con l’uso di una sega la tibia viene parzialmente tagliata lasciando intatta una cerniera di osso. Nel taglio viene quindi sospinto un cuneo graduato che segna i gradi di correzione ottenuti.

A questo punto la gamba è dritta, ma deve essere trattata come se fosse fratturata: una frattura incompleta ma che ugualmente necessita di immobilizzazione per fare il callo osseo e guarire. A questo scopo è stata realizzata un’apposita placchetta metallica dotata di quattro fori e uno scalino: lo scalino sostituisce il cuneo e mantiene l’osso in posizione corretta e i quattro fori permettono il passaggio di quattro viti che assicurano la placca all’osso.

Due i vantaggi: la correzione precisa e sicura e la possibilità di muovere immediatamente l’arto operato e di flettere completamente il ginocchio. Solo una cautela : per trenta giorni dopo l’intervento si deve camminare con l’uso delle stampelle in modo da non caricare il peso sull’arto appena operato. Identica procedura chirurgica in caso di ginocchio valgo, con la sola differenza che l’osso sul quale si effettua la correzione è il femore appena al disopra del ginocchio.