Esercizi
Lo sport è come un farmaco: risulta benefico solo se viene preso nelle giuste dosi e rispettando le indicazioni del caso.

Altrimenti il suo effetto può risultare nullo o addirittura dannoso. Si tratta di un concetto fondamentale per trarre dallo sport solo il meglio per la salute, ma che troppo spesso viene ignorato. Nelle palestre come nei centri sportivi: pesi, bilancieri, manubri vengono sollevati da chi non dovrebbe compiere sforzi con la schiena, alle lezioni di aerobica partecipano obesi così pesanti che a loro dovrebbero venire sconsigliati i salti e perfino correre, e sofisticate macchine che fanno lavorare contro resistenza vengono adoperate da chi ha articolazioni malate e infiammate per le quali il movimento risulta si benefico, ma con ben altre modalità. Risultato: i luoghi del benessere per chi non è ben informato, o è sordo ai consigli degli istruttori o ancora si improvvisa sportivo-fai-da-te, si possono trasformare in occasioni per aggravare un vecchio problema articolare o scatenarne di nuovi. Lo sport deve invece tenere conto dell'età, delle condizioni generali di salute e di eventuali disturbi alle articolazioni, ai tendini e ai muscoli. Circostanze da valutare caso per caso ascoltando il parere del medico specialista e dell'istruttore di fiducia, perchè lo sport risulti soltanto benefico, come un buon farmaco somministrato con criterio e privo di effetti collaterali.

Il mal di schienasi cura con il movimento. Questo il moderno orientamento degli specialisti in caso di lombalgia. Fanno naturalmente eccezione le fratture vertebrali, le distorzioni acute del rachide e certe ernie discali per le quali l'immobilità, il busto, o la chirurgia restano l'unica soluzione. Il mal dischiena comune invece vuole il movimento. Artrosi, degenerazioni discali, risentimenti muscolari sono infatti spesso solo il risultato di una vita troppo sedentaria che ha finito per "arrugginire" la colonna vertebrale. Si oppongono a questa condizione tutti gli esercizi compiuti a carico naturale, quelli di allungamento muscolare e le attività che prevedono ampie escursioni del busto. Nei casi più delicati, a giudizio del medico, possono essere indicate apposite ginnastiche posturali (Souchard, Mezieres, Bach-School). Vietati invece i pesi, i salti, la corsa e le attivita sportive in genere che sovraccaricano la schiena

Scoliosi. Se la colonna va fuori asse i pesi, gli attrezzi e le attività che gravano sulla schiena devono essere accuratamente evitati. Nulla osta invece per lo sport in genere specie se pervede, come i corsi di ginnastica e le arti marziali una gamma sempre varia di movimenti per la schiena e di esperienze motorie. Ridimenzionato invece il ruolo del nuoto nella cura di questo paramorfismo: se praticato in modo troppo intenso può accentuare il difetto piuttosto che ridurlo. Conservano invece il loro ruolo preventivo tutte le attività in piscina che migliorano l'aquaticità, il nuoto sincronizzato e i corsi di gym nuoto.

Cervicalgia. Vietati gli esercizi con l'uso dei pesi compiuti con gli arti superiori. Aggravano lo stato di tensione muscolare in genere all'origine di questo comune disturbo. A maggior ragione la stessa cautela deve essere adoperata se il dolore si irradia anche alla spalla o al braccio per la possibilità che a scatenare il disturbo sia una ernia discale cervicale. Nei casi più gravi e acuti devono essere limitati anche gli esercizi di potenziamento dei dorsali, dei pettorali e degli addominali: con i carchi di lavoro massimali, per un comportamento muscolare, chiamato reclutamento, vengono coinvolti nell'esercizio anche i muscoli non direttamente interessati, tra cui quelli cervicali sofferenti.Giudizio favorevole invece per le attività che distendono la muscolatura: stretching, yoga, tai-chi-quan, e tutti gli esercizi compiuti a carico naturale (senza pesi).

Osteoporosi. E' la malattia degli astronauti, oltre che delle donne. L'assenza di peso in orbita annulla il carico sulle ossa, che in mancanza di stimoli adeguati si demineralizzano, tanto da diventare fragili come quelle di un'ottuagenario. I primi però dopo pochi mesi sulla terra e molta palestra riconquistano la salute delle loro ossa. Di qui, e dai molti studi sull'argomento, alcune osservazioni: le donne a parità di fattori di rischio per l'osteoporosi sono più protette dalla malattia se sono fisicamente attive, la terapia oltre che correggere eventuali problemi ormonali deve prevedere una notevole quantità di esercizio fisico. Di due diversi generi: esercizi con pesi che sollecitano opportunamente la colonna vertebrale e gli arti inferiori per rinforzarne le ossa, e attività che migliorano l'equilibrio e l'elasticità articolare per limitare le cadute e le loro possibili gravi conseguenze.

Obesità. Pesare troppo fa male, anche alle articolazioni. Ma ancora peggio possono fare i tentativi di dimagrire ricorrendo alla ginnastica aerobica e alla corsa: le sollecitazioni sulle ginture vengono amplificate da queste attività. Un singolo saltello scarica su ogni piede una forza equivalente a quattro volte il peso dello sportivo e un chilometro di corsa fino a sessanta tonnellate, considerando un peso corporeo medio di settanta chili. Meglio rimandare questi, altrimenti salutari sport, a quando il peso è prossimo a quello forma e tentare con altre attività meno traumatizzanti. Il nuoto, la cyclette, il tapis roulant inclinato per simulare una marcia in salita, lo stepper, i corsi di ginnastica a corpo libero (senza salti ), sono le soluzioni migliori. Inutili e pericolosi la sauna, il bagno turco e il ricorso ad indumenti non traspiranti che smaltiscono unicamente liquidi e mai il grasso.

Periartrite. In palestra la spalla si infiamma spesso. Ne sono responsabili gli sforzi troppo intensi e ripetitivi, il riscaldamento insufficiente e il più delle volte, una condizione anatomica che espone i tendini della spalla a frizioni eccessive. Il riposo e le cure mediche sono le misure necessarie per combattere questo comune disturbo. A completa gurigione il ritorno in palestra è possibile, ma l'attività deve tenere conto della eventuale predisposizione anatomica e del rischio di recidive. Oltre alle cautele generiche valide per tutti -riscaldamento, stretching, incrementi di carico non eccessivi- devono essere potenziati i muscoli depressori della spalla. In questo modo lo spazio a disposizione dei tendini si allarga e le frizioni che hanno generato l'infiammazione si riducono.

Epicondilite. Chi ne soffre non può che incolpare se stesso. Si tratta di una dolorosa infiammazione generata da sforzi esagerati o peggio compiuti senza il necessario allenamento o ancora eseguiti con un riscaldamento insufficiente. Interessa i tendini estensori dell'avambraccio, sulla sporgenza laterale del gomito dove la pressione delle dita risveglia vivo dolore. Gli esercizi che hanno scatenato l'infiammazione e che pertanto devono essere evitati, fino a completa remissione dei sintomi dolorosi, sono sopratutto le flessioni e le trazioni sulle braccia, le alzate laterali con i pesi ed in genere tutti gli esercizi compiuti con gli arti superiori, se troppo intensi. Possono invece aiutare a guarire lenti esercizi di rotazione interna ed esterna dell'avambraccio a gomito semiflesso e naturalmente il riposo e le cure medice del caso.

Ginocchio. Il dolore al ginocchio, che non fa seguito ad un trauma o ad una distorsione, ma al lavoro in palestra con i pesi, con le macchine e ai saltelli dei corsi di aerobica nasce in genere sotto la rotula. Le flessioni e le estenzioni del ginocchio, ripetute troppe volte, specie se compiute con carichi eccessivi, mettono in crisi il delicato meccanismo di scorrimento della rotula contro le volute dei condili femorali. Di norma il disturbo colpisce più le donne, degli uomini ed in genere le ginocchia che non sono sufficientemente dritte. Il riposo mette quasi sempre fine ai disturbi, tuttavia anche col dolore, possono essere compiuti alcuni esercizi con lo scopo di non perdere il tono muscolare della coscia durante il periodo di inattività. Si tratta di esercizi di semplice esecuzione, detti isometrici, eseguiti a ginocchio bloccato, con pesi o a carico naturale. Può suggerirli l'istruttore della palestra o meglio il fisioterapista su indicazione medica. Di altro genere, e da valutare singolarmente, gli esercizi in caso di instabilità del ginocchio per la rottura di uno dei suoi ligamenti: propriocettivi ed isocinetici. Inutile invece qualsiasi rinforzo muscolare, se il ginocchio duole e cede a causa di un problema meniscale: prima la soluzione chirurgica e poi gli esercizi di potenziamento.

Tensore della fascia lata e piriforme. Il dolore al gluteo o alla coscia non è necessariamente causato da un'ernia discale che infiamma il nervo sciatico. Può talvolta essere scatenato da un problema muscolare assai più benigno. Difetti, anche modesti, nel modo di correre, compiere ginnastica ed esercizi, possono, infatti, mandare in crisi due muscoli poco noti, ma che se si infiammano non tardano a farsi sentire. Si tratta del tensore della fascia lata e del piriforme. Il primo si estende dall'anca al ginocchio, ben teso sotto la superficie laterale della coscia, il secondo si trova nella profondità del gluteo. Quando a causa di problemi posturali uno dei due muscoli si infamma, il dolore nella zona può essere così vivo da costringere a sospendere gli allenamenti. Questi disturbi muscolari si risolvono invece proprio in palestra: cauti esercizi di stretching permettono di allungare e decontrarre i muscoli dolenti e di ridurre in questo modo le tensioni eccessive oll'origine del problema. La visita medica per individuare ed annullare gli eventuali difetti di postura, tuttavia, non può essere trascurata.

Caviglia. Le ditorsioni di caviglia sono come le ciliege: una tira l'altra. Dopo una brutta storta infatti la caviglia non è più quella di prima, sembra debole e poco sicura. Non si tratta solo di sensazioni: la lacerazione anche parziale dei ligamenti mette in crisi i delicati circuiti riflessi che assicurano il controllo muscolare sulla articolazione nelle situazioni di emergenza. Per questo motivo la prima distorzione di caviglia anche se non è sembrata cosa seria predispone a nuovi episodi. Certi esercizi che si possono praticare in palestra si oppongono a questa prospettiva. Oltre a quelli con i pesi per potenziare i muscoli della gamba e il nuoto pinnato in piscina, sono fondamentali gli esercizi propriocettivi. Questi ultimi, per mezzo di tavolette basculanti su cui tenersi in equilibrio, andature particolari ed appropriate esperienze sensitive e motorie fornite alla pianta del piede, ripristinano un valido controllo sulla caviglia. Sono invece da evitare i salti, la corsa su terreni non uniformi, i corsi di aerobica e le arti marziali fino a completa guarigione.

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