Via l'ernia discale. Così l'intervento in artroscopia
Una tecnica assai meno invasiva che prevede comunque l'anestesia generale: a Perugia è di routine.

E' possibile operare e rimuovere un'ernia discale interamente per via mininvasiva utilizzando la tecnica artroscopica. Una opportunità che pare concludere la ricerca della sempre minore invasività che negli ultimi anni ha ridotto il taglio necessario per compiere questo delicato intervento da 15-20 cm, come previsto nella chirurgia classica ma ormai superata, ai 5 dei nuovi accessi neurochirurgici compiuti con l'assistenza del microscopio operatore, fino allo sviluppo di tecniche di discolisi praticate per via percutanea e della epiduroscopia per la lisi di eventuali aderenze presenti nel canale midollare.

L'artroscopia dell'ernia discale è invece una vera operazione con tutte le indicazioni della chirurgia aperta dell'ernia discale: oggi viene compiuto da Daniel De Antoni presso l'equipe dell'università di Perugia sotto la direzione Giuliano Cerulli.

La tecnica che richiede cerca 30-40 minuti di operazione richiede l'anestesia generale perchè il paziente durante l'operazione deve rimanere immobile. Sotto il controllo di uno strumento radiologico si individua il livello da operare e si praticano i due mini accessi cutanei. Si introduce quindi l'artroscopio, uno strumento ottico collegato ad una mini telecamera, del diametro di 4mm, e del tutto identico a quello da tempo utilizzato per utilizzare menischi e legamenti del ginocchio. Dall'artroscopio, inoltre, è possibile veicolare soluzione salina a pressione controllata che distende i tessuti, creando uno spazio di manovra e lava via il sangue permettendo all'operatore di vedere su di un monitor le strutture anatomiche ingrandite fino a 24 volte. La visione è eccellente e la precisione con cui vengono manovrati gli strumenti superiore rispetto a quella compiuta a 'cielo aperto'. Si procede individuando lo spazio invertebrale interessato dall'ernia discale e aprendo il canale vertebrale come nelle tecniche a 'cielo aperto' incidendo il ligamento intervertebrale (ligamento giallo) rimuovendo parte delle lamine ossee vertebrali.

Qui la prima differenza con l'intervento classico: la asportazione necessaria per operare agevolmente nel canale vertebrale, di osso e ligamento, è molto inferiore. Di qui minore dolore post operatorio, ripresa funzionale più rapida e nessun rischio di instabilità post operatoria tra le due vertebre, rischio invece possibile nel 'cielo aperto'.

Si accede così nello spazio epiduralico: uno spazio virtuale ripieno di tessuto adiposo attraversato dalle radici del nervo sciativo che fuoriescono dal canale midollare e proseguono fuori dalla colonna vertebrale fino alla gamba ed al piede. Con una delicata lisi delle eventuali aderenze presenti si individua e si scosta la radice nervosa e si scopre, infine, il disco vertebrale ed il materiale che si è erniato. Quest'ultimo è la causa dei dolori lombari e sciatalgici che affliggono schiena ed arto inferiore con bruciori, riduzione della forza e della sensibilità. Si rimuove con accuratezza il materiale erniato e si ripulisce lo spazio discale da residui che potrebbero altrimenti dare luogo ad una recidiva. Due punti di sutura sulla pelle e l'intervento si conclude. In piedi dopo 24 ore dall'intervento e ritorno alle comuni attività quotidiane in due/tre settimane. Nulla osta per il ritorno alle attività sportive.

 

'Cucù' o 'a dentifricio'?
E si decide se operare

Ci sono ernie a cucù o ernie a dentifricio. Consultare un'enciclopedia medica non serve a saperne di più. Non esistono. O meglio esistono solo quando il chirurgo si serve di questi esempi per chiarire al paziente quali sono le ernie da operare e quelle da curare.

Nell'ernia a cucù il disco intervertebrale che svolge funzione di guarnizione e cuscinetto tra una vertebra e l'altra, perde la sua normale resistenza, degenera e si deforma. Si forma così un piccolo bozzo nella parte più periferica e fibrosa del disco, che però, pur deformato ed indebolito riesce a contenere la sua parte più interna, molle e gelatinosa. Si comporta come un orologio a cucù: sforzi, postura sbagliata e piccoli traumatismi infiammano il disco che aumenta di volume accentuando la sporgenza del disco. Tanto basta a comprimere una radice del nervo sciatico e a scatenare i disturbi. Riposo, antiinfiammatori ed una corretta postura invertono la tendenza.

Ben diversa l'ernia a dentifricio: la parte periferica e fibrosa del disco si rompe ed il materiale contenuto al suo interno fuoriesce, invadendo lo spazio del canale midollare e comprimendo una radice del nervo sciativo. A nulla valgono farmaci e fisioterapie; come fosse un tubetto di dentifricio, una volta spremuto il materiale fuoriscito non rientra. Si tratta di ernie destinate a trovare soluzione solo in sala operatoria. Per fortuna sono poche: solo il 3% richiede il bisturi.

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