Dupuytren
Un veleno per curare la mano affetta da sindrome di Dupuytren, invece dell'intervento chirurgico. E' quanto promette una recentissima terapia infiltrativa a base di un enzima, la collagenasi

L'enzima prodotto in natura da un temibile batterio ( Costrydium Hystoliticum) che se ne serve per farsi strada nei tessuti umani è ora utilizzato per sciogliere gli invalidanti e dolorosi noduli e cordoni che si sviluppano nel Dupuytren. E' bene chiarire. La malattia di Dupuytren è un disordine del tessuto collagene che colpisce una fascia fibrosa che si trova nel palmo della mano. La fascia, normalmente tesa tra il polso e le dita come la pelle di un tamburo, è sottile e resistente, ben adatta per proteggere le delicate strutture nervose, vascolari e tendinee sottostanti. Per motivi ancora non accertati la fascia diventa vittima di una iperproduzione localizzata di tessuto collagene che si accumula nella fascia producendo nodosità e cordoni visibili sotto la pelle del palmo della mano. Inizialmente indolori e prive di significato meccanico, queste nodosità col tempo aumentano di volume e di consistenza, provocando delle retrazioni cutanee e articolari. Risultato: le dita non possono più essere distese completamente e si chiudono progessivamente e in maniera permanente in flessione, come accade quando si stringe il pugno. Di qui l'uso della mano gravemente penalizzata anche in compiti banali, come infilarsi una mano in tasca, dare la mano in segno di saluto, fare il nodo alla cravatta o avvitare la macchinetta del caffè. Impossibile naturalmente negli stati avanzati della malattia digitare su una tastiera o suonare uno strumento musicale o chiudere i bottoni di una camicia. La malattia colpisce generalmente l'anulare e il mignolo, ma puo interessare anche le altre dita, singolarmente o tutte insieme. La deformazione inizia generalmente dopo i quaranta anni e ne è colpito soprattutto il sesso maschile, è stata anche notata una certa familiarità per il Dupuytren, ma la vera causa scatenante della malattia resta ancora sconosciuta. La diagnosi è clinica ed è immediata. Non servono esami radiologici, ecografie o sofisticate indagini con la risonanza magnetica nucleare, basta ispezionare la mano e lo specialista è in grado di formulare la corretta diagnosi. Scontata anche la terapia: escissione chirurgica della fascia palmare ispessita e retratta. Un intervento che puo essere praticato in anestesia regionale e che da ottimi risultati. Oggi, tuttavia, si puo fare di meglio: secondo alcuni recenti e rigorosi studi scientifici, con l'uso dell'enzima collagenasi noduli e cordoni spariscono senza operare e le dita in breve recuperano la loro estensione e funzione. La procedura e semplice: si inietta, con ago e siringa, l'enzima, opportunamente diluito, sottocute, nello spessore delle nodosità che si vogliono eliminare. Dopo sole ventiquattro ore, il paziente, cosi trattato, torna dallo specialista per sbloccare manualmente le dita serrate. Con un po di forza, i cordoni indeboliti dall'enzima iniettato, cedono e le dita finalmente si dischiudono. Un tutore notturno per qualche settimana che mantiene le dita in estensione è raccomandato per consolidare i risultati cosi ottenuti. Il trattamento è ripetibile in quei casi, in cui, si sono ottenuti solo risultati parziali o in quei pazienti colpiti nuovamente dal Dupuytren nella stessa operata o in un'altra zona del palmo.

Per recuperare la estensione di un dito curvato come un artiglio dalla malattia di Dupuitren, una via di mezzo tra la chirurgia classica e le terapie infiltrative, a base di collagenasi, è la chirurgia percutanea. La tecnica è molto semplice: il cordone fibroso che impedisce al dito di stendersi viene interrotto con l'uso di un semplice ago da siringa. Basta una anestesia locale sul palmo della mano e il chirurgo infila sotto pelle in maniera del tutto indolore la punta di un ago. Facendo avanzare la punta di qualche millimetro l'ortopedico incontra e avverte la resistenza tenace e compatta del cordone fibroso. Utilizzando la punta dell'ago come uno strumento di taglio, l'ortopedico interrompe l'aponevrosi palmare ispessita e retratta, manovrando l'ago con un movimento a ventaglio di va e vieni, preciso e mirato. L'interruzione del cordone fibroso, che deve essere trasversale, viene ripetuta nel corso della stessa operazione a piu livelli in modo da sganciare il dito da tutte le aderenze che lo vincolano. Tanto basta per vincere, forzando manualmente, le residue resistenze articolari e distendere finalmente il dito colpito dal Dupuytren. La tecnica ha tuttavia delle indicazioni precise che limitano molto i casi così trattabili: si possono operare solo quelle mani affette da malattia di Dupuytren con retrazione di un solo dito e con un grado di deformazione modesto ( 1° e 2° grado della classificazione). I casi più gravi sono destinati invece al tradizionale bisturi o al più recente trattamento con infiltrazione di enzima collagenasi.

Fig. Classificazione di Tubiana in 5 stadi di gravità della malattia di Dupuytren
Fabio Lodispoto, Roma
Specialista in Ortopedia e Traumatologia
Specialista in Medicina dello Sport