Una lunga vita a chi corre
Jogging, bici e pattinaggio: come farli, a chi sono consigliati e a chi no

Correre allunga la vita. A piedi, non in macchina. Secondo i calcoli di alcuni epidemiologi un minuto dedicato alla corsa ne aggiunge tre al tempo che resta da vivere. I benefici in termini di salute incominciano da una soglia minima di15 kilometri percorsi correndo la settimana. Si attivano i meccanismi di protezione contro l'invecchiamento delle arterie e il colesterolo cattivo si riduce a favore di quello buono. Non è necessario correre forte basta correre tanto. Se i chilometri percorsi la settimana sono trenta, come dire un'ora di corsa tre volte la settimana, il rischio di infarto si riduce considerevolmente, mentre gli accumoli di grasso presenti nelle arterie affatte da arterosclerosi non aumentano di volume e di numero.

Come dire che la malattia si arresta. Ma c'è di più: chi corre un'ora tutti i giorni, vale a dire 70 chilometri la settimana, sottopone le sue arterie ad un processo di ringiovanimento. I restringimenti tipici dall'arteriosclerosi si allargano o si creano circoli colllaterali, così che il sangue torna a scorrere liberamente nel cuore, nel cervello, e nelle estremità. Non solo: correndo l'orologio biologico inverte la rotazione delle lancette anche quando le ossa si sono indebolite a causa dell'osteoporosi. Le sollecitazioni continue della corsa su colonna e arti inferiri rappresentano infatti uno stimolo efficiente per riminalizzare l'osso che si è impoverito di sali di calcio. Tanto che lo scheletro delle donne che hanno sempre corso risulta più resistente di quello delle sedentarie del quaranta per cento. Obiettivi difficili da raggiungere per chi non ha mai corso ed è frenato dalla pigrizia e traguardi che sembrano troppo lontani. Per loro una informazione incoraggiante: chi riesce a correre regolarmente per le prime settimane sviluppa una dipendenza: un sano desiderio di corsa che annulla l'inerzia dei primi tempi. Merito delle endorfine: ormoni simili per azione alle sostanze oppiacee e ai derivati della canapa indiana che vengono liberate nell'organismo durate l'esercizio fisico. La loro azione sul sistema nervoso centrale assicura una sensazione di benessere fisico e mentale, capace di ridurre gli effetti della tensione nervosa e dello stress quotidiano. Effetti che svaniscono se gli allenamenti vengono interrotti. Di quì il desiderio di rinnovare le sensazioni di benessere ad ogni corsa. Ma non è tutto: la immediata ricaduta sull'organismo del contenimento dello stress si traduce, nei soggetti ipertesi, in una riduzione della pressione arteriosa in media di dieci millimetri di mercurio. Riduzione che permette di limitare l'uso di farmaci antiipertensivi e in certi casi di sospenderli.

Correre è per molti ma non per tutti. Ogni passo di corsa trasmette alle articolazioni degli arti inferiori un peso pari a tre volte quello corporeo, tanto che in una maratona le estremità sopportano uno sforzo pari a diecimila tonnellate? Di quì le principali categorie degli esclusi: artritici, artrosici e i grandi obesi. Problemi ai menischi, ai ligamenti o distorsioni recenti, ma anche lombalgie e problemi alla colonna vertebrale sconsigliano la corsa, così come i grandi obesi, prima di dedicarsi al jogging, devono perdere peso con la dieta ed altre attività sportive. La corsa, inoltre, è uno sport ad alto impegno cardiovascolare sconsigliato a quanti hanno un rischio cardiaco accertato. Rischio che è sempre opportuno valutare con una visita di idoneità allo sport. Elettrocardiogramma a riposo e se necessario sotto sforzo e l'ecocardiogramma tra gli esami necessari per ricevere il nulla osta dal medico sportivo. Per molti la corsa è al contrario una vera medicina, diabetici al primo posto. Per la forma di diabete più comune, il tipo due, o alimentare, ogni chilo di peso corporeo perso con la corsa equivale ad una riduzione della glicemia di tredici milligrammi percentuali. Un effetto metabolico che può trasformare un diabetico grave con 230 di glicemia in uno sportivo sano, che non necessita di farmaci ipoglicemizzanti, se perde con lo sport dieci chili di peso. La corsa è una terapia anche per chi soffre di insufficienza venosa agli arti inferiori. Ad ogni passo la contrazione dei muscoli del polpaccio spinge verso l'alto il sangue venoso migliorando la circolazione delle estremità. Risultato: caviglie e gambe edematose, piedi gonfi e senso di pesantezza e fatica nelle gambe si riducono sensibilmente.

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