Anca e bambino
Se il bambino zoppica può essere colpa dell'anca.

Se oltre a zoppicare atteggia l’arto in adduzione ed extra rotazione e con il ginocchio in lieve flessione quasi sicuramente è colpa della articolazione dell’anca. Ma, se infine, alla visita specialistica, l’anca è limitata ai movimenti e il dolore è riferito all’inguine e nella parte interna della coscia non ci sono più dubbi: coxalgia. La diagnosi precisa tuttavia è ancora lontana: decine sono infatti le possibili cause di dolore e sofferenza di questa fondamentale articolazione del bacino. Deve invece essere fatta chiarezza tempestivamente: ogni ritardo di diagnosi e trattamento possono compromettere in modo irrimediabile la salute dell’articolazione e fare del bambino un candidato allo sviluppo di artrosi. Fino alle estreme conseguenze: la protesi. Si calcola ( ma le stime sono molto discordanti) che dal 10 al 30 % di tutti gli adulti, che si devono sottoporre ad intervento di protesi di anca a causa dell’artrosi, hanno avuto un problema nell’infanzia misconosciuto o mal curato a questa grande articolazione.

Gli accertamenti devono incominciare prestissimo: entro il primo mese di vita. Tutti i neonati dovrebbero essere sottoposti entro questo termine ad una ecografia delle anche per accertare eventuali displasie o lussazioni congenite dell’anca. Fino ai quattro anni di età queste sono le cause più comuni di zoppia e dolore all’inguine e limitazione articolare . Dopo i 4 anni e fino ai12 gli stessi sintomi possono invece essere causati dalla sindrome di Perthes: un collasso vascolare della testa del femore che porta a cedimento e deformazione dell’osso. Mentre tra i 9 e gli 11 anni di età i maschietti specie se sovrappeso possono sviluppare una epifisiolisi: uno scollamento della cartilagine di accrescimento che unisce la testa e il collo del femore. Tanto che la testa del femore scivola in basso alterando i rapporti articolari. Di qui lo sviluppo di artrosi in pochi anni.

 

Displasia delle anche
Tutti i bambini dovrebbero essere sottoposti entro il primo mese di vita e mai dopo i tre mesi ad una ecografia delle anche. Si tratta di un esame non invasivo e non pericoloso: si utilizza l’eco riflesso degli ultrasuoni per visualizzare le articolazioni. L’esame dura in mani esperte pochi minuti ed è poco costoso e permette di individuare precocemente malformazioni delle anche. Se lussate o centrate male o con ritardi di maturazione il rimedio è tanto più efficace tanto più è precoce: entro i primi tre mesi di vita la testa del femore deve essere manualmente ridotta nella sua sede e mantenuta in questa posizione ( anca flessa a 60° e divaricata) con un tutore fino a maturazione e sviluppo corretto dell’anca. Se la diagnosi e la manovra di riduzione tuttavia avviene ancora più precocemente, entro il primo mese di vita i risultati sono migliori e le complicanze (necrosi e distacchi osteocondrali ) ancora più rari.

Una curiosità: il doppio pannolino o il triplo pannolino utilizzati da generazioni di mamma su consiglio del pediatra in caso di displasia delle anche, non modificano in alcun modo i parametri biometrici delle articolazioni così trattate. In altre parole non servono a nulla. Se necessario trattare un’anca displasica meglio il tutore. Una curiosità: meglio del tutore il dorso di mamma. In molte popolazioni nomadi e in particolare in quelle africane il neonato viene portato appeso al dorso o al fianco della mamma con le anche divaricate per tutta la giornata. La posizione ottimale per sollecitare e far maturare correttamente testa femorale e cotile del bacino. Forse sì. Tant’è che in queste popolazioni la displasia dell’anca è praticamente assente. Risulta invece molto frequente in alcune popolazioni mongole che hanno l’abitudine di fasciare stretti tra loro gli arti inferiori.

 

Malattia di Perthes
I dolori di crescita non sono tutti a decorso favorevole, specie se interessano l’anca. Uno di questi colpisce i bambini tra i 4 e gli 11 anni di vita, specie se maschietti e nel 10 % dei casi è bilaterale. Si tratta della malattia di Perthes. Il dolore compare all’inguine e si irradia lungo la parte interna della coscia con zoppia e arto atteggiato in extrarotazione e adduzione. A scatenare i disturbi una crisi vascolare del nucleo di accrescimento della testa del femore nella sua fase di maggiore attività biologica. Come dire che il sangue che arriva non basta e l’osso muore. Le conseguenze sono molto variabili: tutto dipende dalla estensione del problema e dalla precocità del trattamento.
La sofferenza vescolare della testa del femore può infatti interessare solo una minima porzione superiore e laterale o tutta la testa del femore con tutte le varianti intermedie. Tanto che è stata stilata una classificazione di gravità in base alle proporzioni della necrosi: grado 1 minimo interessamento della testa femorale, fino a grado 4 con distruzione di tutto il nucleo di accrescimento.

I gradi uno e due sono solitamente ad evoluzione favorevole i gruppi 3 e 4 esitano in una grave e progressiva deformazione che esita in artrosi. Anche l’età del piccolo paziente tuttavia condiziona il decorso della malattia: tanto più è precoce tanto più l’articolazione ha la capacità di rimodellarsi e superare la malattia, tanto più il paziente è grandicello tanto più l’anca evolve verso una deformazione permanente. Per tutti una sola ed empirica terapia: l’arto sofferente deve essere mantenuto in scarico, non deve ricevere peso durante la deambulazione per diversi mesi. Un apposito tutore a staffa è stato ideato a questo scopo per facilitare la deambulazione.

 

Epifisiolisi
L’epifisiolisi: la cartilagine di accrescimento che collega la testa del femore al collo si rammollisce. Tanto che la testa del femore si trova come a galleggiare su una gelatina e scivola più o meno rapidamente in basso e posteriormente. Tanto basta ad alterare i rapporti articolare nell’anca e a gettare le premesse per lo sviluppo di un anca artrosica nel giovane adulto. I campanelli di allarme della epifisiolisi sono tuttavia moto chiari e riconoscibili e non vanno mai ignorati: Un dolore all’inguine, a volte confuso con una banale pubalgia, che insorge dopo l’attività sportiva e sembra scomparire con il riposo. Più colpiti i giovani maschietti tra i 9 e gli 11 anni tipicamente sovrappeso e con una distribuzione del grasso ginoide ( ai fianchi e alle coscie). Una radiografia o nei casi incerti una R.M.N dell’anca chiariscono la diagnosi.

La terapia deve essere tempestiva ed è sempre chirurgica: riduzione e fissazione della testa del femore nella sua posizione anatomica. Nessun timore tuttavia: la invasività del trattamento della epifisiolisi è veramente minimo: la testa del femore viene ricollocata il più delle volte in posizione anatomica con opportune manovre manuali sotto il controllo di un apparecchio radiologico. Solo le epifisiolisi misconosciute o trattate con grave ritardo necessitano di riduzione cruenta. Si fissa infine la testa femorale al collo nella posizione desiderata par via percutanea: attraverso una millimetrica incisione cutanea si transfigge femore e testa femorale con una o due viti metalliche. Tanto basta ad eliminare i disturbi e a concedere l’attività sportiva dopo poche settimane. Non solo: si scongiura con questo modesto intervento il rischio di sviluppare una degenerazione artrosica dell’anca e rendere necessario a distanza di molti anni un ben più gravoso intervento di sostituzione protesica.