Alluce valgo recidivo
A volte ritorna. Pochi mesi o qualche anno dopo l'intervento di correzione di alluce valgo, la dolorosa e antiestetica tumefazione torna a sporgere alla base del primo dito.

Una spiacevole evenienza che sta diventando statisticamente significativa a causa del grande numero di interventi effettuati soprattutto nell'ultimo decennio. Complici la chirurgia, che è diventata sempre meno invasiva, fino a sviluppare l'ultima e popolarissima tecnica percutanea e il consenso, che queste tecniche, praticamente indolori, hanno incontrato nella gente comune. Risultato: sono lievitati allo stesso tempo sia gli interventi di correzione chirurgica, che le recidive di alluce valgo. Un intervento sicuramente più complesso, i cui risultati sono condizionati dal tipo di tecnica chirurgica precedentemente utilizzata e dallo stato di salute dell'articolazione deviata. È bene chiarire: esistono tecniche chirurgiche di correzione dell'alluce valgo che conservano osso e cartilagini articolari e altre che sottraggono parti più o meno abbondanti di articolazione. Queste ultime sono quelle che creano le maggiori difficoltà alla chirurgia correttiva dell'alluce valgo recidivo e che penalizzano il pieno recupero della funzione. Accade quando il vecchio intervento ha asportato la base della falange o parte della testa del metatarso o uno o entrambi i sesamoidi ( i due ossicini che stabilizzano l'articolazione).In questi casi al chirurgo manca il tessuto, il materiale per poter ripristinare una corretta anatomia. Tanto che a volte non é più possibile intervenire una seconda volta. È il caso della tecnica di keller in voga fino a qualche anno fa, che prevede la asportazione della base della falange: l'alluce risulta così più corto di quasi un centimetro e privato di metà articolazione. Si forma così un accoppiamento spesso doloroso per lungo tempo tra osso segato e cartilagine articolare: una pseudo articolazione che in natura non esisterebbe e che presto sviluppa un'artrosi localizzata. Non solo: l'articolazione così menomata risulta instabile e spiana la strada ad una nuova deviazione con recidiva del valgismo. A rischio di recidiva anche le resezioni troppo abbondanti della sporgenza con sacrificio della testa metatarsale: anche in questo caso la mancanza di parte della articolazione crea instabilità e spiana la strada alla recidiva. L'alluce valgo ritorna anche con le recenti tecniche mininvasive come la Bosch e la percutanea se vengono eseguiti solo i tempi chirurgici scheletrici. Serve un passo indietro per spiegare: l'alluce valgo non è il risultato di tacchi alti e scarpe a punta, ne tantomeno di scarpe antinfortunistiche o di particolari attività sportive come la danza o il gioco del calcio. L'alluce valgo si sviluppa a causa di tensioni squilibrate che agiscono sull'alluce, generate da tendini e muscoli. Se un intervento chirurgico interviene solo raddrizzando lo scheletro e non annulla o riequilibra queste forze l'alluce valgo in breve si ripresenta. Per questo motivo,gli interventi chirurgici di ultima generazione,oltre a correggere l'aspetto dell'alluce intervenendo sulle sue ossa, devono agire anche su tendini, muscoli a capsula articolare in modo da annullare quelle forze sfavorevoli che generano la dolorosa deviazione. Tanto basta a garantire la correzione a vita e scongiurare il ritorno dell'alluce valgo. Operare un alluce valgo recidivo è più complesso che operare un alluce valgo per la prima volta. Per questo motivo solo alcune tecniche sono indicate in questo genere di chirurgia. Tra queste la Austin modificata ( Austin long arm ) si sta dimostrando affidabile e permette di affrontare molte delle difficoltà che si incontrano in queste correzioni. Si tratta di una tecnica triplanare: l'osso dell'alluce viene sezionato e spostato secondo necessità nelle tre direzioni dello spazio. In questo modo l'articolazione viene ricollocata in posizione anatomica e se necessario abbassata,sollevata,arretrata o avanzata. Spostamenti necessari a ripristinare i corretti paramentri anatomici e radiologici specie se oltre al valgismo il metatarso ha sviluppato vizi di consolidamento a causa del precedente intervento. In altre parole l'intervento di Austin e le sue varianti è indicato anche quando l'osso del metatarso si é saldato male o non si saldato affatto. L'intervento si compie attraverso una minicisione cutanea di circa 20-25 millimetri. Tanto basta a scollare le tenaci aderenze che inevitabilmente si sono sviluppate con il precedente intervento e a controllare visivamente la corretta esecuzione di tutti i gesti chirurgici. Tra questi fondamentale ê la ampia sezione del metatarso con una geometria che permette correzioni anche di grado estremo del valgismo. Non solo: il metatarso così sezionato e corretto offre una superficie di contatto ampia e orizzontale che sotto carico ( in piedi) si compatta e si aggiunta come l'incastro di un falegname. Una piccola vite avvitata nell'osso assicura la correzione, ma lascia libera l'articolazione in modo da limitare lo sviluppo di nuove aderenze. Si puo cosi concedere il carico e la deambulazione immediata, non appena gli effetti dell'anestesia all'arto svaniscono. Infine vengono compiuti i tempi chirurgici sui tessuti molli ( tendini,muscoli e capsula articolare ) necessari a riequilibrare le forze che hanno generato l'alluce valgo la prima e la seconda volta. Una volta annullate queste tensioni, l'alluce così raddrizzato, è a prova di tacchi alti, scarpine a punta e attività sportiva.