Sportivi categoria 'anta' attenti al tendine d'Achille
Specie se non si è allenati, il rischio è la rottura.
Ma la riparazione è possibile

Molti condividono con Achille, l'eroe greco narrato da Omero, un aspetto di cui farebbero volentieri a meno: la vulnerabilità del tallone. Sono soprattutto gli sportivi che hanno più di quaranta anni ad accusare più spesso questo problema: il tendine che collega il calcagno ai muscoli del polpaccio si infiamma e si rompe invalidando in modo grave l'infortunato. Non a caso questo tendine è detto di Achille. Di norma il tendine è estremamante robusto: largo circa un centimetro e lungo otto a un resistenza da fare invidia ad un cavo di acciaio. L'infiammazione del tendine riduce questa resistenza fino a che un piccolo sforzo, una banale partita di calcetto o due palle scambiate al tennis non causano il cedimento improvviso del tendine.

Spesso ci sono dei segnali che possono far prevedere questo infortunio: il tendine si gonfia dopo ogni sforzo e duole un po, ma i sintomi di norma modesti scompaiono durante l'attività fisica, tanto che finiscono per essere ignorati. Una ecografia del tendine potrebbe far invece scoprire per tempo il problema e il relativo rischio di rottura. Si tratta di un esame non invasivo, una sonda ad ultrasuoni passata sulla parte mostra l'aspetto del tendine: ispessito, degenerato, irregolare e nei casi più gravi con aree nel suo spessore calcificate o di aspetto cistico. Si può tentare una cura: mesoterapia, ipertermia endogena e terapia ad onde d'urto le più efficaci.

La mesoterapia permette di somministrare con un ago, sottocute, piccole quantità di antiinfiammatori e di raggiungere nel tendine concentrazioni di farmaco difficilmente ottenibili con altre vie di somministrazioni. Molto diverso l'effetto dell'ipertermia endogena: scalda il tendine fino a quarantadue gradi e ottiene una rivascolarizzazione del tessuto degenerato. Infine la terapia ad onde d'urto, la più recente: potenti emissioni di ultrasuoni capaci di sbriciolare la presenza di eventuali calcificazioni, vengono indirizzate sul tendine per riattivare i processi biologici di riparazione. Quando queste terapie non ottengono i risultati sperati c'è una sola alternativa: il bisturi. Il tendine viene aperto, le calcificazioni asportate, e le zone degenerate, cruentate con piccoli tagli verticali. Dopo venti giorni il piede può essere nuovamente appoggiato a terra e vengono iniziati i movimenti di fisoterapia Una toeletta che permette di evitare le estreme conseguenze: la improvvisa rottura del tendine di Achille.

Quando si verifica il dolore e la mancanza di forza nel piede rendono impossibile correre e camminare e il tendine deve essere riallacciato quanto prima con un intervento chirurgico. Non è un intervento particolarmente difficile, ma esistono tecniche recenti che permettono di accallerare i tempi di guarigione e di ridurre l'invasività. Nell'intervento classico il tendine viene riaccostato e cucito con un robusto filo da sutura riassorbibile. Si può fare di meglio: un lembo di tessuto vascolarizzato può essere scolpito nel muscolo del polpaccio, ruotato e cucito insieme al tendine. L'apporto di sangue che circola nel lembo garantisce una cicatrizzazione del tendine più rapida. In altri casi si può riallacciare il tendine per via percutanea: senza aprire la pelle con il bisturi, il tendine viene cucito, tirato in basso fino a essere riaccostato all'altro capo e infine ancorato al calcagno. Si tratta di una tecnica che non lascia cicatrici, ma adatta soprattutto a rotture parziali, a tendini non eccessivamente degenerati e a persone giovani.