| Scarponi da sci e salute di piede e di caviglia
Se lo scarpone da sci serra l'estremità in modo eccessivo o è troppo rigido o non è adatto al livello di abilità raggiunto dallo sciatore, dopo ore di costrizione, il piede soffre.
Tanto da compromettere la salute del piede e a volte anche la settimana bianca. Il piede infatti presenta diverse sporgenze anatomiche e alcune zone che risultano particolarmente vulnerabili come i malleoli, il tallone, i tendini e i nervi che hanno un decorso superficiale appena sotto la pelle. Frizioni o pressioni esercitate dallo scarpone possono infiammare e rendere dolenti questi elementi del piede, così da costringere chi ne soffre a rinunciare ad indossare lo scarpone per qualche giorno. L'evoluzione tecnologica ha migliorato design e materiali dello scarpone da sci, tanto che l'incidenza dei traumatismi ( fratture e distorsioni ) nell'arto inferiore sono passati in dieci anni dal 45% del totale di tutti i traumi riportati sulle piste innevate a meno del 5%.
Tuttavia lo scafo necessariamente rigido e alto degli scarponi da sci da discesa resta un potenziale lesivo per tendini, ligamenti, articolazioni e ossa, pelle e borse sottocutanee. La sua rigidità, fondamentale per trasferire il movimento allo sci con precisione, non è però uguale per tutti gli scarponi. Ed è bene sceglire il livello di rigidità dello scarpone anche in base all'impegno previsto dallo sciatore e al suo livello di capacità. La rigidita degli scarponi, tecnicamente flex level, ha un valore che va da 40 a 150. Gli scarponi per professsionisti che si impegnano in gare di speciale o di slalom hanno valori superiori a 120, mentre quelli per principianti hanno valori intorno a 70. La rigidità elevata permette una trasmissione del gesto atletico dall'arto inferiore più precisa, ma si accompagna anche ad un minore confort per il piede. Quindi, se non si ha intenzione di gareggiare e se le richieste funzionali dello sciatore sono di medio livello e intende sciare molte ore al giorno, meglio preferire uno scaropne confortevole, con un flex level intorno a 90-100. I moderni materiali termoformanti migliorano notevolmente il confort modellandosi con il calore intorno al pide e costituiscono anche un ottimo isolante termico, ma al momento dell'aquisto lo scarpone deve prima essere indossato senza la scarpetta interna, con lo scafo vuoto. In piedi e con la punta del piede, che sfiora internamente lo scafo, dietro al tallone deve rimanere lo spazio di un dito. Poi si indossa lo scarpone completo di scarpetta e benchè il piede deve aderire uniformemente, le dita si devono poter muovere liberamente al suo interno. Quindi si stringe prima il velcro e poi i ganci. Si cammina per qualche minuto e si provano le posizioni dello sci: con il ginocchio piegato e la tibia che preme contro il gambetto, deve sparire la leggera pressione che premeva sulla punta del piede. Nesssu fastidio o doloretto deve essere avvertito durante la prova e le simulazioni del gesto atletico. Fondamentali le regolazioni dello scarpone, non solo è necessaria quella per l'inclinazione anteriore tra scafo e gambetto, ma è importante anche la regolazione per l'inclinazione laterale. Internamente la soletta deve prevedere di poter rialzare il tallone e lo scafo deve possedere almeno quattro levette di chiusura esterna.
Nonostante tutte le accortezze e la scelta delle migliori marche e materiali lo scarpone che imprigiona il piede resta un attrezzo innaturale. Di quì il frequente riscontro di borsiti( frequente in caso di alluce valgo), irritazione dei nervi cutanei (sindromi canalicolari),e infiammazioni in corrispondenza delle salienze ossee( malleoli, calcagno, base 5° metatarso, scafoide nel piede piatto e dorso del piede in quello cavo). Al contrario, nelllo snow-board, grazie allo scarpone molle, il piede gode di un ottimo confort, ma la caviglia non protetta dal bambetto è vittima di traumatismi e fratture che interessano nel 90% dei casi il piede più avanzato sulla tavola ( l'arto dominante).
LE INFIAMMAZIONI
La pressione dello scarpone da sci può determinare nei casi più lievi escoriazioni della pelle, che guariscono in pochi giorni o dolorose borsiti. Queste ultime sono infiammazioni che colpiscono i sottili cuscini adiposi che hanno la funzione di proteggere articolazioni e tendini. Una funzione che tuttavia espone queste strutture a essere le prime vittime di una pressione eccessiva dello scarpone. La borsite si riconosce in fase acuta per l'aspetto locale della pelle che diventa lucida, rossa e tesa. Nel suo contesto frequentemente si raccoglie un liquido infiammatrorio che può essere sieroso o nei casi più severi e dolorosi siero-ematico. L'infiammazione e con essa il dolore e il versamento regrediscono in pochi giorni o settimane di riposo e applicazioni locali di pomate antiinfammatorie e di ghiaccio. Altri problemi persistono invece anche quando ormai gli scarponi sono stati dismessi da tempo, come in caso di sindrome di Haglund. Si tratta di una sporgenza posteriore del calcagno, che, se troppo accentuata, urta contro il tendine di Achille e la sua borsa adiposa protettiva fino ad infiammarli. Lo scarpone da sci può esercitare sulla zona una pressione che scatena i sintomi dolorosi, se la sindrome era presente in forma latente o aggravare lo stato locale, se già la parte era infiammata La soluzione il più delle volte è chirurgica: la sporgenza si asporta e si regolarizza il profilo anatomico del calcagno. Tempo chirurgico oggi preferibilmente da compiere interamente per via mininvasiva con l'ausilio dell'artroscopia.
LE BORSITI DELL'ALLUCE
Attenzione particolare al confort dello scarpone la devono rivolgere quanti sono affetti da una deformazione in valgo dell'alluce. La dolorosa deformità nota anche ai non addetti ai lavori come "patata" o "cipolla" dell'alluce può risentire della costrizione dello scarpone.
Tanto più la sporgenza è evidente tanto più a rischio è lo sviluppo di una borsite dell'alluce che aggrava notevolmente i sintomi preesistenti. Colpa di sfregamenti e di attriti generati dallo scarpone che infiammano la borsa adiposa posta a protezione dell'articolazione prominente. In questi casi lo scarpone deve essere abbandonato temporaneamnte e il dito del pide corretto chirurgicamente. Nessun timore: oggi le tencniche di correzione dell'alluce valgo permettono un pieno e veloce ritorno alle attività sportive, sci compreso. Simile la sede dei sintomi e l'aspetto anche in caso di alluce rigido. Si deve però fare una distinzione: l'alluce valgo è il risultato di una deviazione dell'articolazione, mentre l'alluce rigido è il risultato di una degenerazione artrosica che colpisce la parte. Lo scarpone da sci nei casi iniziali e più lievi di alluce rigido è addirittura di aiuto, perchè immobilizza e mette a riposo l'articolazione. Al contrario, nelle fasi più severe di alluce rigido, il conflitto tra la deformazione artrosica e lo scafo genera infiammazioni e dolori articolari. A rischio di infiammazione anche il malleolo laterale e quello mediale specie nei piedi molto magri e lo scafoide tarsale che è un piccolo osso che sporge medialmente quando il piede è molto piatto. In caso di piede cavo è invece il dorso del piede a urtare e a infiammarsi.
LE INFIAMMAZIONI DEI NERVI
Con lo scarpone da sci a rischio anche le infiammazioni dei nervi. Si tratta di sindromi canalicolari da compressione. Colpiscono per lo più i piedi molto magri perchè i nervi che decorrono sotto la parte dorsale del piede e vanno alle dita sono molto superficiali e sono protetti da scarso grasso sottocutaneo. Si tratta di nervi sensitivi molto vulnerabili se compressi da vincoli e cingoli. La diagnosi è semplice: i tipici sintomi di bruciore e dolore superficiale, sulla cute del dorso del piede, accompagnati anche da sensazione di scossa elettrica, sono riproducibili anche senza lo scarpone. Picchiettando con un dito il dorso del piede si deve andare alla ricerca del nervo infiammato, se colpito si evoca il dolore e la scossa che parte dal punto percosso fino alla punta di uno o più dita. Il riposo per qualche giorno e la somministrazione di un blando antiinfiammatorio consentono in genere una pronta remissione di tutti i sintomi. Solo se i sintomi vengono ignorati e si continua a sciare l'irritazione dei nervi cronicizza. Tanto che in alcuni casi si deve ricorrere allo sbrigliamento chirurgico del ramo interessato
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