CIFOPLASTICA
La frattura vertebrale guarisce in un mese e mezzo.

Un tempo lunghissimo se si pensa che l'infortunato nonostante l'uso del busto e dei farmaci antiinfiammatori soffre ed è penalizzato nei movimenti per tutto il periodo necessario alla formazione del callo osseo e alla consolidazione della frattura.  Una nuova procedura chirurgica mininvasiva assicura invece la guarigione nel giro di pochi giorni. Non solo: essicura anche il recupero in altezza della vertebra fratturata e collassata evitando deformazioni della colonna e perdita di altezza della persona. Si tratta della vertebroplastica con palloncino, una evoluzione della vertebroplastica tradizionale.

E' bene chiarire: la vertebra puo fratturarsi per cause traumatiche come nel caso di una caduta dalle scale o a causa di un infortunio stradale o sportivo o nell'anziano a causa dell'osteoporosi che indebolisce l'osso, o ancora per cause tumorali, come per le metastasi, che erodono l'osso minandone la resistenza. In ogni caso il risultato cambia di poco: la vertebra, sotto il peso del corpo che dovrebbe sostenere, cede e  crolla su se stessa. Di quì la perdita di altezza di quasi un centimetro( può diventare alta la metà o anche meno), la perdita della corretta curvatura della colonna se il crollo non è uniforme e il dolore ad ogni movimento del busto, ma anche a riposo nei primi tempi. Con la vertebroplastica si rimedia a questi effetti invalidanti della frattura inettando del cemento (metilmetacrilato) nel corpo vertebrale.

Il cemento iniettato a pressione risolleva la vertebra e consolida in pochi minuti. Non solo: il calore sviluppato dal cemento durante la consolidazione che raggiunge 70-80 gradi brucia il tessuto osseo con cui viene a contatto rendendolo insensibile. Questo effetto viene invocato per spiegare la quasi 'immediata remissione del dolore. La procedura avviene secondo la tecnica comunemente utilizzata da circa due decenni per via percutanea, attraverso una cannula e sotto il controllo di un apparecchio radiologico. Quando l'ortopedico è ben certo di avere raggiunto con la punta della cannula il centro della vertebra da trattare inietta il cemento a pressione fino a riempire il focolaio di frattura.

Unico rischio la fuoriuscita di cemento dalla vertebra, con compressione e danno alle delicate strutture nervose adiacenti. La nuova procedura di vertebroplastica con palloncino riduce molto questo potenziale rischio. In anestesia locale o con una sedazione generale viene introdotto per via percutanea un palloncino sgonfio (misure da 10, 15 e 20 ml) nella vertebra. Sotto monitorizzazionne radiologica della procedura viene gonfiato il palloncino ( pressione massima 400 PSI), fino ad ottenere il risollevamento della vertebra. Il palloncino a questo punto si sgonfia e si sfila lasciando al suo posto una cavità.

Questo spazio così creato può essere agevolmente riempito di cemento più denso rispetto alla procedura tradizionale riducendo i rischi di accidentale fuoriuscita di materiale dal corpo vertebrale. Possono essere in questo modo trattate anche più vertebre contemporaneamnete escluse le cervicali e le prime dorsali perchè troppo piccole. La tecnica non solo è più sicura e affidabile ma permette anche un migliore ripristino dell'altezza della vertebra. Una novità, nella novità: per i pazienti più giovani, anziche il tradizionale cemento, che irrigidisce la vetebra e non è riassorbibile, si può usare il calcio fosfato. Si tratta di un materiale biologico più simile all'osso che induce la riparazione della vertebra e la formazione di callo osseo e che viene gradualmente riassorbito nel tempo dall'organismo.

Un limite alla verteboplastica tradizionale e con palloncino: la frattura deve essere trattata in fretta, nella prima settimana, altrimenti la consolidazione fisiologica è già avviata e la vertebra non può essere più tattata.Grande cautela anche nel valutare l'integrità del muro posteriore della vertebra: si tratta della parete ossea che separa il corpo vertebrale dal canale vertebrale contenente il midollo spinale. Se il muro non assicura una valida tenuuta il cemento potrebbe debordare nel canale con conseguenze molto invalidanti.   Infine si deve ricordare, non come un limite alla tecnica, ma come riflessione nel dare indicazione alla vertebroplastica, che il modulo di elasticità dell'osso è maggiore di quello del cemento, che alcuni ritengono per questo motivo responsabile nel tempo di danni alle vertebre adiacenti.

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